Pochi giorni fa un membro della nostra chat ha condiviso un articolo apparso sul giornale “La Verità”: «Per convincere gli italiani a fare figli servirebbe una rivoluzione culturale». La definizione di rivoluzione identifica un movimento organizzato violento oppure uno sconvolgimento di costumi e abitudini. In ogni caso è qualcosa di grande impatto, che cambia il corso delle cose.

La pochezza dei valori che sono tutti i giorni sotto i nostri occhi e, l’incapacità di comprendere o reagire da parte del popolo a regole incostituzionali o ad atti di vera e propria «dittatura», a mio avviso, dipendono essenzialmente da un’operazione ben studiata e portata avanti a livello globale.

A questo scopo è sicuramente stato usato lo schema di comunicazione, persuasione e manipolazione delle masse conosciuto come «Finestra di Overton» (mio marito ed io abbiamo assistito ad un incontro proprio su questo tema anni fa). Attraverso questo schema è possibile attuare un’abile e quanto mai sottile forma di persuasione occulta, messa in atto dalle menti del pensiero sociale e pubblicista, per far sì che l’atteggiamento dell’opinione pubblica rispetto ad una certa idea si sposti in una determinata direzione. E possiamo vedere con i nostri occhi come avviene la persuasione politica, sociale ed economica nella nostra società contemporanea e dei meccanismi che possono essere utilizzati per tali scopi. Sulla base di questo schema, infatti, si possono costruire (e sono state costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società. Coinvolgendo tv, giornali, internet, istituzioni e politica, L’INACCETTABILE DIVENTA ACCETTABILE, e addirittura conforme e legalizzato.

Parole poi come: immunità di gregge, morti, guerre ecc… hanno un forte impatto sulle menti delle persone, creando paura, panico e intimidazione.

Le parole hanno un valore e ciò che viene scritto, ripetuto alla nausea (oserei dire) e poi visualizzato (anche se falso) viene purtroppo spesso creduto.

Joseph Goebbels, ministro della propaganda del 3^ Reich, tristemente noto per la sua malvagità e crudeltà recitava così, in una delle sue celebri frasi: «Se dici una menzogna enorme e continui a ripeterla, prima o poi il popolo ci crederà».

Qualche giorno fa, durante un intervento televisivo, Michele Santoro, parlando con il conduttore della trasmissione che lo stava intervistando, riferendosi al generale Figliuolo, (Commissario straordinario del governo Draghi per il contenimento e il contrasto dell’emergenza Covid-19) ha usato anche, nel contesto del suo intervento, il termine «guerra al virus».

Mi sono immediatamente ricordata che qualche tempo fa, avevo ascoltato un pastore americano che durante un sermone parlava di un libro dal titolo (in italiano) «L’arte della guerra», di un filosofo cinese dal nome Sun Zi. Ciò mi ha incuriosito e (visto che al momento non ho il tempo per leggerlo) ho cercato maggiori dettagli a riguardo.

Questo testo è probabilmente il più antico sull’arte militare e i consigli contenuti nel volume, si possono applicare oltre che alla strategia militare (nell’esercito sovietico ad esempio ogni soldato è obbligato a leggerlo), a molti aspetti della vita, all’economia e alla conduzione degli affari ed è tuttora usato per la conduzione e strategia di molte aziende in tutto il mondo.

Una delle frasi più conosciute del testo è:

«L’arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere.»

I precetti strategici di Sun Zi ritengono che l’apice della strategia militare sia ottenere la vittoria senza spargimento di sangue e che la guerra fondamentalmente consiste nel trovare un vantaggio comparativo. Non si tratta di annientare l’avversario ma di fargli perdere la volontà di combattere. Questo implica l’uso della forza che è esattamente proporzionato alla natura dell’obiettivo politico perseguito. È fondamentale per Sun Zi destabilizzare il nemico per poi sferrargli il colpo finale quando è inerme. La conoscenza dell’avversario è il fattore chiave di ogni vittoria militare.

Alcuni punti della struttura del testo mi hanno particolarmente colpito, perché credo possano essere d’aiuto per passare dal denunciare all’agire, per costituire un nuovo modello di civiltà:

L’unità di un esercito, più che il suo numero, è la sua forza.

Unità di pensiero e di azione. La qualità determina comunque di sicuro la quantità.

L’arte di praticare la difesa in modo appropriato è un prerequisito per qualsiasi offensiva di successo.

Sapere come difendersi, vuol dire conoscere e saper come rispondere in modo appropriato con dati oggettivi e reali, che non danno adito a contestazioni.

Riconoscere le opportunità strategiche man mano che si presentano, per sapere quando andare avanti e quando ritirarsi, senza mai creare in cambio alcuna opportunità per il nemico.

Essere “astuti come i serpenti” (Matteo 10:16)

Creare slancio e cogliere di sorpresa il nemico.

Le opportunità strategiche da cogliere sono le aperture che il nemico crea in reazione alle varie pressioni esercitate su di lui.

A mio avviso quindi, nel momento in cui esercitiamo in unità, singolarmente e come gruppo un’azione vera e d’impatto anche attraverso le “armi” usate da “nemico”, cioè canali di informazione e strumenti di informazione varia, possiamo scuotere le coscienze da questo “intorpidimento indotto”.

Alcuni estratti di riflessione dal libro:

«In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro, e quelle imprevedibili alla vittoria»

«Combatti con metodi ortodossi, vinci con metodi straordinari»

«L’invincibilità dipende da noi. La vulnerabilità del nemico dipende dai suoi sbagli.»

Credo profondamente che abbiamo la possibilità di fare la differenza in questa

società, con il nostro impegno, la nostra determinazione, la nostra cultura, la nostra

unità.

Dal punto di vista mediatico è una guerra vera e propria quella in cui stiamo vivendo,

ma possiamo combatterla usando le giuste strategie. Insieme ce la faremo.

Elena Franchi
Pastore Evangelico, Coordinatore del Gruppo Verona di «Insieme ce la faremo»

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