In Italia abbiamo 5 forze di polizia dello Stato (senza contare la Guardia Costiera e i Vigili del fuoco, nonché le varie polizie locali dei comuni e delle province). Questo comporta che in ogni città ci siano almeno 5 centrali operative che fanno più o meno le stesse cose, con 5 numeri diversi per le emergenze. In tutta Europa il numero è uno e uno soltanto: 112. Siamo uno degli ultimi paesi in UE ad avere attivato la centrale unica di soccorso 112, sebbene ancora non operante in tutte le regioni italiane. La centrale operativa risponde dal capoluogo di regione, con operatori civili (non appartenenti alle forze dell’ordine) che a seconda del tenore della chiamata ricevuta, la smistano per competenza alle sale operative dei Vigili del Fuoco, al 118, alla Polizia di Stato, ai Carabinieri, alla Guardia di Finanza competenti per il territorio da cui proviene la chiamata di soccorso. Il sistema prevede che la chiamata se giunge in lingua straniera, venga tradotta in italiano per l’operatore della centrale 112, di rimando la risposta viene tradotta nella lingua del richiedente. Al netto della tecnologia, la procedura è lunga e dispendiosa, tenuto anche conto che l’operatore che risponde alla chiamata, non conosce per nulla il territorio da cui proviene la richiesta d’aiuto.

Da oltre 10 anni si parla addirittura di unificare le forze di Polizia, per avere al massimo una forza di polizia e altre due, tre specializzate per settore, con risparmi compresi tra il miliardo e i quattro miliardi annui. Ma l’avere più forze non vuol dire avere maggiore sicurezza. Secondo le stime al 2014, in Spagna ci sono 469 agenti di polizia ogni 100mila abitanti, che diventano 385 in Francia, 300 in Germania, 266 nel Regno Unito. L’Italia batte tutti: 561 agenti ogni 100mila abitanti. Ripeto che questo non è sinonimo di maggiore sicurezza sul territorio e di maggiore efficacia ed efficienza nella lotta al crimine, visto che il 60% circa delle risorse (oltre 20 miliardi all’anno) se ne va per il mantenimento dell’apparato, uffici, logistica, mense, caserme, servizi di vigilanza, scuole, materiale, automezzi e amministrazione. Nel 2014, secondo uno studio, il sistema italiano costava il 20% in più rispetto a Francia e Germania. Si è avuta una costante riduzione di risorse per il comparto Sicurezza che dal 2003 al 2013 ha visto decurtati i bilanci ministeriali di riferimento di circa 5 miliardi. Il numero complessivo degli uomini delle forze dell’ordine in organico su tutto il territorio della penisola ammonta oggi a circa 260.000 (tra Polizia, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Il numero dei presidi in cui è redistribuito questo organico è di 8.100, oltre la metà dei quali dei Carabinieri. Con il previsto calo di 80.000 unità nei prossimi anni, si determinerà nei fatti una riduzione della capacità operativa e funzionale.

Ecco una proposta embrionale di rinnovamento, da sviluppare e ben studiare:

I. Una sola forza di polizia: POLIZIA DI STATO a ordinamento civile;

II. CC con sole funzioni di polizia militare e forza armata;

III. G. di F. con competenza esclusiva nei reati tributari;

IV. Polizia che dipende per risorse ed equipaggiamenti dai territori in cui opera e sul modello della polizia municipale, beneficia degli introiti di multe e sanzioni per l’acquisto ed il rinnovo di dotazioni, armamenti, divise, automezzi;

  1. Abolizione della polizia provinciale, doppione della polizia municipale.

Pietro Gianassi e Antonella Sarri
Polizia di Stato, Membri Commissione Stato di «Insieme ce la faremo»

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