Cari amici buongiorno. Mai come quest’anno il Primo Maggio è la “Festa dell’ipocrisia” di chi ha tradito l’interesse dei lavoratori e degli imprenditori che creano il lavoro. Mai come quest’anno la tragica realtà si scontra con l’inveterata retorica dei Sindacati, del Presidente della Repubblica, a cui dà man forte questo Papa molto ideologizzato e politicizzato ma poco cristiano. 

Mai come quest’anno cresce la consapevolezza che è più che mai vitale ed urgente una riforma radicale dello Stato e del modello di sviluppo, che mettano al centro la micro-dimensione dei Comuni e delle imprese che storicamente hanno fatto grande l’Italia, unendo la creatività che è il valore aggiunto del nostro patrimonio umano in filiere e reti che consolidino l’eccellenza della produzione italiana; contrastando la prospettiva del “Nuovo Ordine Mondiale” assoggettato alla dittatura della grande finanza speculativa globalizzata; trasformando l’Italia nel Paese numero 1 al mondo per la qualità della vita; affrancandoci dalla “cinesizzazione” in corso che ci obbliga ad appiattirci sul parametro quantitativo della crescita del Pil (Prodotto interno lordo) costi quel che costi producendo il più possibile al minor costo possibile.

Con che coraggio i tre grandi sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno coniato quest’anno lo slogan: “L’Italia si cura con il lavoro”, evocando la pandemia di Covid-19 e sottintendendo che il disastro economico è conseguente all’imperativo di attribuire la priorità alla cura dei malati e che è arrivata l’ora di curare gli affamati. 

Con che coraggio il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella indica la salvezza nel cosiddetto “Piano nazionale di ripresa e resilienza”, sostenendo che “la battaglia per il lavoro è una battaglia che deve unire gli sforzi di tutti ed è questa l’ambizione del Pnrr. Bisogna riconoscere il bene comune e perseguirlo, non possiamo sprecare l’occasione di compiere tutti insieme un passo in avanti”. Peccato che il passo in avanti è nella direzione della fossa che seppellirà quel poco che resta della nostra sovranità, compito affidato a Mario Draghi che non è il “salvatore della Patria” ma all’opposto il curatore fallimentare dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano.

Infine Papa Francesco ha ritenuto di dover anch’egli intervenire con un tweet in linea con il pensiero di Mattarella, di Draghi e dei Sindacati. Questo è il testo del messaggio pubblicato su Twitter: “Il lavoro di San Giuseppe ci ricorda che Dio stesso fatto uomo non ha disdegnato di lavorare. Imploriamo #SanGiuseppeLavoratore perché possiamo trovare strade che ci impegnino a dire: nessun giovane, nessuna persona, nessuna famiglia senza lavoro!”. 

Nei discorsi dei Sindacati, di Mattarella e del Papa non c’è la corretta rappresentazione della devastazione economica, della destabilizzazione sociale, della distruzione umana in cui versano l’Italia e gli italiani. 

Ebbene è arrivato il momento di avviare un processo a nome dell’Italia e per conto degli italiani nei confronti dei Sindacati perché anziché tutelare i lavoratori hanno salvaguardato se stessi, anteponendo l’interesse dell’apparato burocratico al bene dei lavoratori; 

nei confronti delle associazioni di categoria degli imprenditori che hanno subìto inerti la condanna a morte di milioni di micro e piccoli imprenditori che sono la colonna vertebrale del nostro sistema di sviluppo, ricercando più il favore dei poteri finanziari e politici anziché la salvezza dei propri assistiti; 

nei confronti dei Governi che nel corso di decenni hanno imposto il più alto livello di tassazione al mondo, una insopportabile interferenza della burocrazia, i tempi più lunghi al mondo per le cause di lavoro che di per sé danneggiano pesantemente le imprese, l’estrema difficoltà di accesso al credito bancario aggravato dal fatto che lo Stato è il principale debitore insolvente delle imprese. 

Cari amici mi ripeto anche quest’anno: il Primo Maggio non c’è assolutamente nulla da festeggiare. Ma non dobbiamo rassegnarci alla nostra fine come Stato nazionale e come popolo italiano. Dobbiamo piuttosto insorgere con le armi della formazione culturale e della mobilitazione civile per promuovere una legittima disobbedienza civile conforme alla Costituzione per riscattare l’Italia, salvare gli italiani e far rinascere la nostra civiltà. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

Sabato 1 maggio 2021

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