Cari amici, dobbiamo obiettivamente, responsabilmente e tristemente prendere atto che la nostra amata Italia, intesa come Stato nazionale indipendente e sovrano, versa in uno stato di profonda agonia ed è ormai prossima alla fine, sottomessa alla dittatura finanziaria, globalista, eurocratica, sanitaria e partitocratica che prospettano un «Nuovo Ordine Mondiale» assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata che ha schiavizzato l’umanità con un debito perpetuo, incontenibile e inestinguibile pari a tre volte il valore della ricchezza mondiale espressa nel Pil (Prodotto interno lordo), trainato dalla Cina capital-comunista che ha colonizzato l’Africa, il continente più ricco della Terra, e sta conquistando finanziariamente ed economicamente il mondo intero.

Dobbiamo prendere atto che noi italiani, intesi come popolazione autoctona e cittadini naturalizzati, stiamo subendo il tracollo demografico più grave della nostra Storia e siamo scientificamente destinati all’estinzione perché facciamo sempre meno figli, avendo il tasso di fecondità tra i più bassi al mondo ed essendo diventati la popolazione più anziana al mondo dopo il Giappone; perché abbiamo elevato come apice della civiltà la «cultura della morte» insita nell’aborto e nell’eutanasia; perché abbiamo scardinato la centralità della famiglia naturale come fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita imponendo la «ideologia di genere» fondata sulla equivalenza e la parità di diritti, compreso il diritto al matrimonio e all’adozione di figli, tra coppie connotate dall’orientamento sessuale (eterosessuali, bisessuali, omosessuali, lesbiche, transessuali, asessuali, intersessuali), finendo per legittimare il relativismo sessuale, l’omosessualismo, l’utero in affitto, l’eugenetica; perché stiamo promuovendo la nostra «sostituzione etnica» e la nostra islamizzazione legittimando l’immigrazionismo, l’auto-invasione di giovani clandestini prevalentemente maschi, nell’età di maggiore fertilità tra i 20 e i 30 anni, quasi tutti islamici.

Dobbiamo prendere atto che la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe, è sprofondata nel baratro della decadenza della «dittatura del relativismo», rinnegando la realtà oggettiva, assoluta e universale che sostanzia il concetto di verità, al punto di aver perso le fondamenta della nostra umanità, la certezza di chi siamo come persona, famiglia naturale, comunità locale e Nazione sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori, regole e leggi; la conseguenza è che ci comportiamo come chi odia se stesso ed è votato al suicidio, promuovendo la sostituzione antropologica della nostra natura umana nel transumanesimo con l’inserimento nel nostro corpo di intelligenze artificiali in microchip, la riduzione della persona a un semplice tubo digerente robotizzando l’insieme della produzione, la distruzione della nostra civiltà che si fonda sulla sacralità della vita, la pari dignità tra le persone e la libertà di scelta, favorendo l’ateizzazione e l’islamizzazione.

Cari amici, ci troviamo di fronte a un bivio epocale. Dobbiamo scegliere rapidamente tra due visioni non solo diverse, ma contrapposte, della vita. Da un lato c’è la prospettiva di essere fagocitati dalla macro-dimensione di un «Nuovo Ordine Mondiale», dall’altra c’è la scelta di salvaguardare la micro-dimensione dell’Italia come Stato nazionale.

La macro-dimensione del globalismo si fonda su un Governo mondiale sovranazionale che controlla un’unica valuta virtuale di natura speculativa, abbatte gli Stati nazionali, scardina le identità localistiche, promuove una umanità meticcia omogeneizzata e omologata che trasforma antropologicamente ciascuno di noi in semplice strumento di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile, che ci riduce in un codice digitalizzato nella Rete, il cui algoritmo-gestore traccerà ogni dettaglio della nostra vita e deciderà la nostra sorte.

La micro-dimensione del sovranismo rivendica l’indipendenza degli Stati nazionali e il diritto dei popoli di essere pienamente se stessi nella propria «casa comune», la libertà di scegliere il proprio modello di democrazia, di sviluppo e di società, mettendo al centro la persona, la famiglia naturale, la cultura della vita e della rigenerazione della vita, la comunità locale, l’economia reale che produce ricchezza in beni e servizi, un sistema sociale fondato sull’equilibrio tra diritti e doveri, tra libertà e regole, una civiltà che distingue tra il bene e il male e fa primeggiare la morale naturale.

Ci troviamo di fronte allo stesso bivio in cui si trovò l’Impero Romano che rappresentò il Mondo globalizzato della sua epoca. Tra il 165 e il 180 fu colpito dalla più micidiale pandemia di peste della Storia antica. L’Impero aveva urgente bisogno di soldati e di contadini a causa di un tracollo demografico dovuto non solo alle guerre, alle carestie e alle epidemie, ma anche al calo della natalità per il venir meno della certezza dei valori e delle regole, la diffusione dell’omosessualismo e della dissolutezza sul piano morale. Nel 212 l’Imperatore Caracalla, figlio dell’Imperatore Lucio Settimio Severo, berbero africano di Leptis Magna, emanò la «Constitutio Antoniana», un editto con cui concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero. Fu così che degli imperatori berberi africani scelsero di riequilibrare la bilancia demografica spalancando le porte allo straniero, favorendo le invasioni germaniche e accrescendo la presenza dei barbari in seno all’esercito romano. C’era una crisi strutturale dell’economia dovuta alle tasse sempre più cospicue che gravavano sui ceti produttivi, in particolare sui contadini, che sfociò nell’esodo dalle campagne, il crollo dei traffici commerciali, l’inflazione galoppante, il ritorno ai pagamenti in natura, il dilagare della corruzione nella pubblica amministrazione. Fu in questo contesto che nel 476 Odoacre, generale barbaro in seno all’esercito romano, depose l’ultimo Imperatore Romano d’Occidente Romolo Augusto che aveva appena quindici anni. La verità storica è che l’Impero Romano d’Occidente si estinse non per la forza dei nemici ma per la sua intrinseca debolezza, non fu un omicidio ma un suicidio. Ugualmente l’Italia e più in generale l’Europa rischiano di scomparire non tanto per la forza dei cinesi e degli islamici, ma per la loro intrinseca debolezza e, anche nel nostro caso non sarà un omicidio ma un suicidio.

Stiamo ripetendo lo stesso errore commesso dalla cristianità prima di reagire sferrando le crociate per liberare il Santo Sepolcro a partire dal 1096, quando gli islamici non solo avevano occupato e sottomesso gran parte delle popolazioni della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, che erano al 98% cristiane, ma insidiavano dall’interno l’Europa, dove avevano occupato la Spagna e la Sicilia. Le invasioni islamiche, subito dopo la morte di Maometto nel 632, infransero l’unità del Mediterraneo che era un «continente cristiano». Tra il 633 e il 640 conquistarono i territori geograficamente denominati Siria e Palestina, nel 638 conquistarono Gerusalemme, tra il 639 e il 646 conquistarono l’Egitto. La conquista dell’Africa del Nord avvenne dal 647 al 763. Nel 711 iniziò l’occupazione della Spagna protrattasi per ben otto secoli fino al 1492. Nel 718 gli islamici si spinsero in Francia occupando Narbona, Tolosa, Nîmes e Carcassonne prima di essere fermati a Poitiers da Carlo Martello nel 732. In Italia i primi attacchi islamici alla Sicilia iniziarono nel 652 e il controllo stabile sull’isola è durato fino al 1061, per concludersi solo nel 1190. Le incursioni islamiche raggiunsero la Sardegna, Amalfi, Gaeta, Napoli e Salerno, il Monferrato e la Riviera Ligure. Nell’830 gli islamici distrussero l’odierna Civitavecchia, avanzarono verso Roma e saccheggiarono la Basilica di San Pietro e la Basilica di San Paolo per due volte (la seconda avvenne nell’846). Le Mura che cingono lo Stato del Vaticano si chiamano «Mura Leonine» perché furono edificate dal Papa Leone IV nell’848 per prevenire nuove aggressioni islamiche. A Bari fondarono un Emirato islamico durato 25 anni a partire dall’847. Se pertanto dovessimo muovere un appunto alle crociate, è che furono fatte troppo tardi, perché fu un errore attendere che gli islamici insidiassero l’Europa dal suo interno prima di decidersi a reagire. Ebbene quest’Europa sta subendo un’islamizzazione dilagante, arbitraria, arrogante e violenta attuata principalmente con la proliferazione delle moschee e delle scuole coraniche, i condizionamenti sul piano energetico, finanziario ed economico, l’arma demografica e della facile acquisizione della cittadinanza ridotta a un semplice pezzo di carta, la strumentalizzazione della nostra democrazia formale ammalata e la complicità di una magistratura relativista che hanno consentito la legittimazione dell’islam nonostante la sua assoluta incompatibilità con le nostre leggi laiche, con le regole della civile convivenza, con i valori della nostra civiltà.

Si sta ripetendo quanto accadde con la pandemia La Spagnola del 1918. Dopo la Spagnola, la più mortale pandemia della Storia che coincise con la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918, seguirono la «Grande depressione», la più grave crisi finanziaria e economica mondiale alla fine degli anni Venti, l’avvento del comunismo in Russia nel 1917, del fascismo in Italia nel 1922, del nazismo in Germania nel 1933, infine l’esplosione della Seconda Guerra Mondiale nel 1939.

Ebbene noi oggi assistiamo al ripetersi di questo terrificante scenario. Siamo spettatori e vittime della prima pandemia globalista della Storia, in quanto gestita in modo centralistico in tutto il mondo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Di certo più che il totale dei morti attribuiti al Covid-19, che a fine gennaio 2021 era pari a 2,14 milioni nel mondo di cui quasi 86 mila in Italia, in gran parte pazienti anziani e con patologie pregresse, le conseguenze più devastanti sono di natura economica, sociale, psicologica e anche politiche.

I Governi dell’Unione Europea hanno gestito la pandemia di Covid-19 assecondando la volontà e finanziando in modo straordinariamente cospicuo le multinazionali dell’industria farmaceutica che sono il potere forte che, insieme all’industria chimica, non hanno mai subito perdite e hanno sempre aumentato i propri profitti dall’inizio dello scorso secolo contrassegnato da due guerre mondiali. Queste multinazionali controllano l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui principale donatore è l’americano Bill Gates, attualmente il terzo uomo più ricco del mondo.

Di fatto i popoli europei e nel resto del mondo sono sottomessi a una «dittatura sanitaria» gestita centralmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che recepisce gli ordini delle multinazionali farmaceutiche e a cui aderiscono dei Governi nazionali consenzienti. Questa «dittatura sanitaria» si sposa con la «dittatura finanziaria», che ha sottomesso l’intera umanità con un debito perpetuo, inarrestabile e inestinguibile, in aggiunta a un ammontare di «titoli derivati», frutto del più grande gioco d’azzardo del mondo, che è pari a 33 volte il Pil mondiale. E a loro volta le dittature finanziaria e sanitaria costituiscono e si avvalgono di una «dittatura mediatica». Gli stessi che possiedono i grandi fondi finanziari speculativi controllano le grandi aziende farmaceutiche mondiali e i grandi mezzi di comunicazione globalizzati a partire dai colossi della Rete. Non solo in Italia ma ovunque nel mondo sono considerevolmente aumentati i poveri e i disoccupati, sono fallite soprattutto le micro e piccole imprese, è cresciuta l’instabilità sociale con il rischio dell’esplosione della violenza interna, si sono accentuate le malattie psichiche dall’ansia alla depressione culminando nei suicidi.

Ecco perché ritengo che noi tutti, a livello mondiale, stiamo subendo una guerra di natura finanziaria che si è avvalsa dell’emergenza sanitaria, investendo nell’arma della paura di morire per il contagio del virus Sars-Cov-2, di cui si accredita sempre di più la realtà di un virus creato nel Laboratorio di virologia di Wuhan in Cina. Questa guerra finanziaria che sfrutta l’emergenza sanitaria sta mettendo a nudo l’estrema fragilità dei sistemi democratici dell’Occidente, alimentando la voglia dell’«uomo forte» al potere, favorendo l’ascesa alla guida del Mondo della Cina, governata politicamente da un ferreo regime dittatoriale comunista, mentre economicamente opera come una realtà iper-capitalista.

Si sta realizzando il «Piano Kalergi». Stiamo subendo l’ideologia dell’immigrazionismo che ci obbliga a concepire gli immigrati buoni a prescindere, a subire l’invasione di clandestini a dispetto delle disastrose conseguenze sociali, economiche e valoriali. L’immigrazionismo si sposa con una visione globalista che abbatte le frontiere nazionali e legittima la libera migrazione delle masse umane in tutto il mondo, considerato una terra di tutti, dove pertanto chiunque può entrare, scorrazzare ed uscire dall’Italia a proprio piacimento. Dopo aver vietato il termine «clandestino», che implica la consumazione di un reato, sostituendolo con il termine neutro di «migrante», participio presente del verbo migrare che indica un’azione in fieri ma non sostanzia l’identità del soggetto, l’Italia prima ha abolito il reato penale di clandestinità, poi è diventata l’unico Stato al mondo che legittima la clandestinità.

Questa auto-invasione di clandestini e questo genocidio eugenetico delle popolazioni autoctone europee evocano il pensiero del Conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894–1972), filosofo, politico e diplomatico austriaco, fondatore dell’Unione Paneuropea, da cui è nata l’Unione Europea. Nelle pagine 21-23 del suo libro «Praktischer Idealismus» (Idealismo pratico) del 1925, scrisse:

«L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza del futuro, negroide-eurasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità (…) Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d’orizzonti».

Cari amici, l’avvento al potere di Mario Draghi accelera i tempi della definitiva fagocitazione dell’Italia nel «Nuovo Ordine Mondiale». Oggi Draghi è probabilmente il personaggio italiano di maggiore prestigio a livello internazionale. Nel 2018 la rivista Forbes considerò Draghi il 18esimo uomo più potente del mondo. È stato Direttore esecutivo per l’Italia della Banca Mondiale e nella Banca Asiatica di Sviluppo; è stato Governatore della Banca d’Italia dal 2006 al 2011 e della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2019; è stato Presidente del «Forum per la stabilità finanziaria», un organismo internazionale il cui scopo è monitorare il sistema finanziario mondiale; è membro del Board of Trustees dell’Institute for Advanced Study dell’Università di Princeton e della Brookings Institution; è membro del Comitato esecutivo della Goldman Sachs, la più grande banca d’affari al mondo, dopo esserne stato Vice-Presidente e Direttore esecutivo; è membro del «Gruppo dei Trenta», un’organizzazione internazionale di finanzieri e accademici che si occupa di approfondire questioni economiche e finanziarie. Il 10 luglio 2020 è stato nominato da Papa Francesco membro ordinario della Pontificia accademia delle scienze sociali.

Draghi è certamente un uomo professionalmente preparato e che gode di un prestigio internazionale nel mondo dell’economia, della finanza e della politica, ma non è il «salvatore della Patria», è invece il curatore fallimentare incaricato per conto dell’eurocrazia e della grande finanza speculativa globalizzata di liquidare l’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano.

Draghi è l’autore di due provvedimenti che hanno avviato la liquidazione dell’Italia.

Il 2 giugno 1992 Draghi, all’epoca Direttore generale del Ministero del Tesoro, era a bordo del panfilo Britannia della famiglia reale britannica attraccato al porto di Civitavecchia, insieme a un gruppo di politici, banchieri e industriali stranieri e italiani, tra cui i dirigenti di Iri, Telecom, Eni, Enel, Comit e Credit, e fu Draghi il regista del piano delle privatizzazione di questi enti. Per questo suo ruolo il compianto Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che conosceva vita, morte e miracoli di tutti quelli che contano, qualificò Draghi «un vile affarista».

Il primo settembre 1993 con il «Testo Unico Bancario», elaborato da Mario Draghi, all’epoca Direttore Generale del Ministero del Tesoro, promulgato dal Governo di centro-sinistra presieduto da Carlo Azeglio Ciampi che era stato il Governatore della Banca d’Italia, si pose fine alla «Legge Bancaria» del 1936, emanata dal Governo fascista, che aveva decretato la separazione tra banche d’affari e banche commerciali, nonché la nazionalizzazione della Banca d’Italia a tutela del risparmio dei cittadini e per salvaguardare l’interesse supremo dello Stato, consentendo alle banche di tornare a svolgere sia attività di credito e risparmio sia attività speculativa. Il risultato è che le banche d’affari hanno preso il sopravvento sulle banche commerciali, sono iniziati gli accorpamenti al punto che oggi in Italia non esiste più una sola banca singola ma solo gruppi bancari. Ma soprattutto la Banca d’Italia è diventata al 94% privata, rappresentando il più grave conflitto d’interessi in Italia in quanto il controllore delle banche e il controllato sono lo stesso soggetto.

Il 5 agosto 2011, poco prima del suo insediamento a Presidente della Banca Centrale Europea, Draghi scrisse, insieme col Presidente uscente Jean Claude Trichet, una lettera al Governo italiano presieduto da Silvio Berlusconi intimando di attuare dei provvedimenti economici restrittivi. Il rifiuto di Berlusconi di cedere totalmente la sovranità nazionale spianò la strada al «colpo di stato finanziario» ed eurocratico diretto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che impose il 16 novembre 2011 la sostituzione di Berlusconi con Mario Monti, anche lui come Draghi uomo della Goldman Sachs.

Con Draghi si è inaugurato un regime eurocratico e globalista autoritario, retto da un «uomo forte» che s’impone con il consenso di tutti i partiti dopo il loro fallimento a governare uno Stato allo sfacelo e le disastrose conseguenze sanitarie, economiche, sociali e psicologiche della pandemia di Covid-19. Il regime di Draghi si protrarrà per un anno come Presidente del Consiglio e per sette anni come Presidente della Repubblica, con la possibilità di ulteriori sette anni di un eventuale secondo mandato.

Considerando la bancarotta economica in cui versa lo Stato, la devastazione del nostro sistema di sviluppo incentrato sulle micro, piccole e medie imprese, il crescente impoverimento degli italiani, il tracollo demografico tra i più gravi al mondo, la perdita di credibilità dell’insieme delle istituzioni pubbliche dalla politica all’istruzione e dalla Chiesa cattolica ai mezzi di comunicazione di massa, otto anni saranno sufficienti a Draghi per completare la strategia di fagocitazione dell’Italia in seno ai futuri «Stati Uniti d’Europa» e al «Nuovo Ordine Mondiale», impartendo il colpo di grazia a ciò che resta della nostra sovranità. Con i 235 miliardi di euro previsti per il «Piano nazionale di ripresa e di resilienza», concessi dal «Recovery Fund» deciso dall’Unione Europea, Draghi ha delle risorse eccezionali per farsi la più costosa e efficace campagna elettorale che lo accrediterà come l’«uomo forte» degli italiani e il liquidatore dell’Italia.

Cari amici, la sovranità sussiste solo quando uno Stato nazionale o una entità sovranazionale sono i titolari esclusivi della moneta, delle leggi e della sicurezza. Sono questi i tre pilastri che sostanziano la sovranità. L’Italia ha perso la propria sovranità monetaria al 100% avendo adottato l’euro che è una moneta emessa dalla Banca Centrale Europea; ha perso la propria sovranità legislativa all’80% dato che l’80% delle leggi italiane sono la semplice trasposizione delle direttive e dei regolamenti dell’Unione Europea; ha perso la propria sovranità giudiziaria perché le sentenze emesse dalle Corti Europee (la «Corte di Giustizia dell’Unione Europea» con sede a Lussemburgo e la «Corte Europea dei Diritti dell’uomo» con sede a Strasburgo, a cui aderiscono in tutto 47 Stati tra cui quelli dell’Unione Europea) prevalgono sulle sentenze definitive emesse dai tribunali nazionali, operando come un quarto livello di giudizio; ha perso la propria sovranità in materia di sicurezza e soprattutto di difesa dato che dall’ultimo dopoguerra l’Italia ha delegato tali funzioni alla Nato e agli Stati Uniti. Di fatto l’Italia non è più uno Stato sovrano e di conseguenza non è più uno Stato indipendente.

Draghi è l’Odoacre della Repubblica italiana, il generale barbaro che nel 476 pose fine all’Impero Romano d’Occidente destituendo l’ultimo Imperatore romano Romolo Augusto che appena quindicenne rappresentava emblematicamente la fragilità strutturale di un colosso imploso al suo interno. Draghi è l’«uomo forte» investito dall’eurocrazia e dalla plutocrazia globalizzata della missione criminale di impartire il colpo di grazia a ciò che resta dello Stato, della Patria, degli italiani, della nostra civiltà. L’arma impugnata per sottometterci è il debito pubblico e privato perpetuo, incontenibile e inestinguibile che ci induce ad accettare di sopravvivere fisicamente rinunciando alla nostra dignità e libertà; è l’accettare il colonialismo finanziario ed economico straniero tra cui primeggia la strategia di conquista del mondo della Cina capital-comunista; è l’assenza di una prospettiva valida per noi e per i nostri figli e nipoti; è la perdita della certezza di chi siamo come persona, famiglia naturale, comunità locale e Nazione; è la constatazione del discredito totale in cui versano le istituzioni pubbliche che ci porta a invocare e a dare pieni poteri all’«uomo forte»; è la paura di ammalarci e di morire di Covid-19 che ci porta a temere il nostro prossimo, compresi i nostri figli, concependoli come i possibili «untori» che potrebbero condurci alla morte; è la rassegnazione ad assistere inerti all’estinzione della nostra popolazione perché non si fanno più figli e al tempo stesso a subire l’auto-invasione di clandestini che si tradurranno nella sostituzione etnica e nell’islamizzazione della popolazione italiana.

L’arma vincente di Draghi è la disinformazione che alimenta il disorientamento, che a sua volta alimenta la rassegnazione che fa dire a tanti italiani «ormai non c’è più nulla da fare»; la rassegnazione che porta alla sottomissione, che a sua volta si traduce nella nostra morte interiore che è la morte peggiore, rinunciando a reagire al torto immane che subiamo, concependoci sconfitti prima ancora di combattere, sopraffatti dalla paura che si è totalmente radicata in noi, al punto che accettiamo di sopravvivere per sopravvivere, accontentandoci del piatto di minestra che ci concederanno a fine giornata, rinunciando al diritto inalienabile alla vita, alla dignità e alla libertà. Il filosofo cinese Sun Zi scrisse: «L’arte della guerra è sottomettere il nemico senza combattere».

I popoli possono essere sottomessi o con i carri armati o con l’arma del debito. Gli italiani vengono principalmente sottomessi con l’arma del debito. L’Italia e gli italiani stanno subendo una guerra. È una guerra scatenata a livello mondiale anche se non viene definita la «Terza guerra mondiale»; è una guerra non dichiarata ma reale; è prevalentemente virtuale ma ugualmente violenta; non è una guerra circoscritta negli obiettivi da perseguire ma è di portata strategica finalizzata a cambiare radicalmente il mondo e l’umanità; è una guerra graduale ma dalle conseguenze letali. Questa inedita guerra mondiale provoca morti fisiche e morti interiori, come si ci attenderebbe dalla più evoluta bomba “pulita” al neutrone, che uccide la vita e fa sopravvivere la materia; abbatte le frontiere e scardina gli Stati nazionali; distrugge l’economia reale e accresce la povertà tra la popolazione; fa venir meno la democrazia sostanziale e lo stato di diritto; sconquassa il modello sociale e porta alla denatalità aggredendo l’istituto della famiglia naturale; distrugge il sistema di valori diffondendo il relativismo; promuove l’invasione di clandestini favorendo la sostituzione etnica e l’islamizzazione dell’Europa.

Sul banco degli imputati ci sono la dittatura della finanza speculativa globalizzata, della Cina capital-comunista, dell’Eurocrazia, dello Stato-Mafia, delle Chiese cattolica e protestanti relativiste, dell’islam. Sembra apparentemente una ammucchiata di cinici criminali o di pazzi votati al suicidio che perseguono l’assoggettamento dell’intera umanità dopo averla «cosificata», straordinario neologismo coniato dal Papa-filosofo Benedetto XVI che significa la riduzione della persona a «cosa», a semplice strumento di produzione e di consumo della materialità. Ma agli alti livelli dei poteri forti nulla accade per caso. Siamo vittime di una strategia bellica e di sottomissione globale, deliberata e pianificata.

Il 2 giugno 1946 vinse la Repubblica ma perse lo Stato, con un discusso referendum che divise gli italiani con il 54,3% a favore della Repubblica e il 45,7% a sostegno della monarchia, avviando un processo di perdita di fiducia nelle istituzioni dello Stato.

Il 2 giugno 1992 Mario Draghi avviò la strategia di svendita del patrimonio industriale e bancario su cui si reggeva la Repubblica, culminata nella perdita totale della sovranità monetaria e nella privatizzazione della Banca d’Italia, consentendo a una oligarchia politico-finanziaria di essere al tempo stesso i controllori e i controllati di tutta la ricchezza degli italiani, quindi coloro che decidono le sorti delle nostre vite.

Il 2 giugno 2021 Mario Draghi con 235 miliardi di euro frutto della truffa della moneta bancaria e della speculazione finanziaria globalizzata, avvia la sua campagna elettorale per accreditarsi come il «salvatore della Patria» e farsi incoronare nel gennaio 2022 come il prossimo Presidente della Repubblica con pieni poteri, mentre in realtà lui è il curatore fallimentare incaricato per conto dell’eurocrazia e della grande finanza speculativa globalizzata di liquidare l’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano.

In questo contesto, in cui dobbiamo scegliere e decidere, oggi 2 giugno 2021, annuncio la nascita del Movimento politico «Noi amiamo l’Italia», prendendo atto del definitivo fallimento della Repubblica, della partitocrazia, della magistrocrazia, dell’eurocrazia, del globalismo. «Noi amiamo l’Italia» si assume la responsabilità storica di promuovere un percorso di formazione culturale, di mobilitazione e disobbedienza civile, per riscattare l’Italia, salvare gli italiani, far rinascere la nostra civiltà.

«Noi amiamo l’Italia», nella consapevolezza che questa Repubblica è collassata perché ha perpetrato il crimine epocale di trasformare l’Italia ricca in italiani poveri; che la democrazia è degradata nella partitocrazia consociativa che fa prevalere la spartizione del potere rispetto all’interesse degli italiani; che il sistema dello sviluppo è fallito avviluppato nella morsa suicida del debito perpetuo, incontenibile e inestinguibile che si traduce nel più alto livello di tassazione al mondo; che il sistema sociale è moribondo perché la nostra popolazione è scientificamente condannata all’estinzione perché i figli che nascono sono la metà di quelli necessari a salvaguardare l’equilibrio demografico; che la nostra civiltà è in profonda decadenza travolta dalla «dittatura del relativismo» che ci porta persino a vergognarci del fatto che siamo italiani e che l’Italia è la Patria degli italiani, ebbene «Noi amiamo l’Italia» si fa promotore di un processo di formazione culturale e di mobilitazione e disobbedienza civile sulla base di una proposta organica di rifondazione dell’Italia.

Il Movimento politico «Noi amiamo l’Italia», che non è e non è interessato a diventare un partito politico, si presenta innanzitutto come il punto di riferimento e di certezza per tutti gli italiani che condividono le idee, i valori e la prospettiva del riscatto dell’Italia, della salvezza degli italiani, della rinascita della nostra civiltà.

«Noi amiamo l’Italia» s’impegna ad affrancarci riscattando la nostra sovranità monetaria, legislativa, giuridica, sul piano della sicurezza e della difesa, alimentare, energetica e informatica. È di vitale importanza ripristinare la moneta come semplice parametro del valore della ricchezza, che si sostanzia di beni e servizi reali, consentendone lo scambio, affinché la moneta sia al servizio della persona e non la persona schiava della moneta; a liberarci dal debito perpetuo, incontenibile e inestinguibile che è il frutto della moneta creata dalle banche; a porre fine allo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata, rimettendo al centro l’economia reale che produce bene e servizi, incentrata sulla persona e sul lavoro, fondata su valori e regole, finalizzata al bene della comunità locale e all’interesse supremo dello Stato nazionale che incarna l’insieme della civiltà a cui aderisce il popolo.

Cari amici, abbiamo il dovere di conoscere e di diffondere questa realtà per consentire al maggior numero possibile di italiani di acquisire la certezza di ciò che sta accadendo, promuovere una formazione culturale che ci indichi la prospettiva che corrisponda al nostro legittimo bene, avviare il più rapidamente possibile la mobilitazione e la disobbedienza civile e pacifica per riscattare la nostra amata Italia come Stato indipendente e sovrano, affermare il primato del bene degli italiani affinché si possa essere pienamente noi stessi a casa nostra, far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe.

Cari amici, noi italiani che amiamo l’Italia ci troviamo di fronte a un bivio epocale:

o ci attiviamo per riscattare l’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano, per salvare gli italiani promuovendo la crescita della natalità e perseguendo la migliore qualità di vita, per far rinascere la nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe; o finiremo per essere definitivamente fagocitati dal Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata e trainato dalla Cina capital-comunista, sottomessi alla dittatura finanziaria, globalista, eurocratica, sanitaria, transumanista, relativista, omosessualista, immigrazionista e islamofila.

Cari amici noi possiamo farcela. Ci sono tutte le condizioni per fare della nostra amata Italia il Paese numero uno al mondo per la qualità della vita, valorizzando i nostri ineguagliabili, inestimabili, non clonabili e non delocalizzabili patrimoni ambientale, culturale e umano. Siamo il Paese più bello del mondo, abbiamo il patrimonio culturale più cospicuo dell’umanità, la creatività degli italiani rappresenta un valore aggiunto che tutti ci invidiano. Continuando a rincorrere la crescita illimitata della dimensione quantitativa del Pil, il Prodotto interno lordo, per eguagliare i Pil della Cina, Stati Uniti e India, siamo inesorabilmente perdenti. Se sceglieremo di eccellere nella dimensione qualitativa della migliore qualità di vita, vinceremo e saremo i primi al mondo.

Sono consapevole che servirà un miracolo. Io credo che questo miracolo si realizzerà. Tutti noi italiani che amano l’Italia, che amano se stessi, i propri figli e nipoti, dobbiamo essere fiduciosi che questo miracolo si potrà realizzare. Non possiamo in alcun modo rassegnarci alla sconfitta dentro casa nostra. Abbiamo il diritto di essere pienamente noi stessi dentro la nostra «casa comune» e abbiamo il dovere di tramandare ai nostri figli e nipoti un’Italia migliore, dove tutti noi abbiamo la certezza dei diritti inalienabili della vita, dignità e libertà.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam
Fabrica di Roma (Viterbo), 2 giugno 2021

2 pensiero su “Magdi Cristiano Allam annuncia la nascita di «Noi amiamo l’Italia»”
  1. Grande discorso di portata storica, risvegliare le coscienze per riscattare la sovranità nazionale e la nostra civiltà.

  2. Con assoluta sapienza è riuscito a spiegare con cenni storici l’assoluto presente. Mettendo a confronto passato e presente non si può dire che noi Italiani abbiamo imparato (qualcosa) dalla storia. Mi auguro che con “NOI AMIAMO L’ITALIA”l’Italia prenda coscienza.

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