Stiamo ripetendo gli stessi errori che portarono alla fine dell’Impero Romano d’Occidente

Ci troviamo di fronte a un bivio epocale. Dobbiamo scegliere rapidamente tra due visioni non solo diverse, ma contrapposte, della vita. Da un lato c’è la prospettiva di essere fagocitati da un Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata; dall’altra c’è la scelta di salvaguardare lo Stato nazionale sovrano fondato sull’economia reale.

La macro dimensione del globalismo si fonda su un Governo mondiale sovranazionale che controlla un’unica valuta virtuale di natura speculativa, abbatte gli Stati nazionali, scardina le identità localistiche, promuove una umanità meticcia omogeneizzata e omologata che riduce antropologicamente ciascuno di noi in semplice strumento di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile.

La micro-dimensione del sovranismo rivendica l’indipendenza degli Stati nazionali e la libertà dei popoli di scegliere il proprio modello di democrazia, di sviluppo e di società, mettendo al centro la persona, la famiglia naturale, la cultura della vita e della rigenerazione della vita, la comunità locale, l’economia reale che produce beni e servizi, un sistema sociale fondato sull’equilibrio tra diritti e doveri, libertà e regole.

Ci troviamo di fronte allo stesso bivio in cui si trovò l’Impero Romano, che rappresentò il Mondo globalizzato della sua epoca, durato come Impero Romano d’Occidente circa 503 anni, dal primo Imperatore Augusto nel 27 a.C. fino alla sua caduta fissata dagli storici nel 476, anno in cui Odoacre, generale barbaro in seno all’esercito romano, depose l’ultimo Imperatore Romano d’Occidente Romolo Augusto che aveva appena quindici anni.

Anche all’epoca l’Impero Romano fu colpito dalla più micidiale pandemia della Storia antica tra il 165 e il 180, nota come «Peste Antonina» o «Peste di Galeno», dal medico Galeno che la descrisse, che nel corso di quasi 30 anni provocò tra i 5 e i 30 milioni di morti su una popolazione complessiva stimata tra i 70 e i 90 milioni, cioè decimò tra il 7 e il 30 per cento della popolazione.

Il 21 luglio del 365 l’Impero Romano fu colpito dal «Terremoto di Creta» o «Terremoto di Alessandria», provocando un maremoto con onde di nove metri di altezza che devastarono le coste del Mediterraneo. Si stima in 45 mila i morti.

Il declino iniziò nel 212 quando l’Imperatore Caracalla, berbero di Leptis Magna come il padre l’Imperatore Lucio Settimio Severo, pubblicò la «Constitutio Antoniana» con cui concesse la cittadinanza romana a tutti gli abitanti dell’Impero.

L’Impero aveva urgente bisogno di soldati e di contadini a causa di un tracollo demografico dovuto non solo alle guerre, alle carestie e alle epidemie, ma anche al calo della natalità per il venir meno della certezza dei valori, delle regole e la diffusione della dissolutezza sul piano morale, oltreché della corruzione sul piano della pubblica amministrazione.

In parallelo c’era una crisi strutturale dell’economia dovuta alle tasse sempre più cospicue che gravavano sui ceti produttivi, in particolare sui contadini, che sfociò nell’esodo dalle campagne, il crollo dei traffici commerciali, l’inflazione galoppante, il ritorno ai pagamenti in natura.

Fu così che degli imperatori e un Senato dominati da berberi africani scelsero di riequilibrare la bilancia demografica spalancando le porte allo straniero, favorendo le invasioni germaniche e accrescendo la presenza dei barbari in seno all’esercito romano. La verità storica è che l’Impero Romano d’Occidente si estinse non per la forza dei nemici ma per la sua intrinseca debolezza, non fu un omicidio ma un suicidio.

Giacomo Leopardi (1798-1837) nello «Zibaldone» descrisse in modo magistrale la fine dell’Impero Romano d’Occidente a causa della concessione della cittadinanza a tutti i sudditi dell’Impero: «Quando tutto il mondo fu cittadino romano, Roma non ebbe più cittadini; e quando cittadino romano fu lo stesso che cosmopolita, non si amò né Roma né il mondo: l’amor patrio di Roma divenuto cosmopolita, divenne indifferente, inattivo e nullo: e quando Roma fu lo stesso che il mondo, non fu più Patria di nessuno, e i cittadini romani, avendo per Patria il mondo, non ebbero nessuna Patria, e lo mostrarono col fatto».

Dobbiamo ammettere che la Storia non ci insegna nulla. Stiamo ripetendo gli stessi errori dei romani nella fase della decadenza dell’Impero Romano d’Occidente, che rappresentava il mondo globalizzato dell’epoca.

Oggi, così come accadde a partire dal III secolo fino alla caduta di Costantinopoli nel 1453, registriamo un insieme di fatti che determinano il declino della società e la fine della civiltà, a partire dal tracollo demografico, il venir meno dei valori e delle regole, i conflitti intestini, la crisi economica.

In Italia prendiamo atto di questo quadro complessivo:

– tra i più bassi tassi di natalità al mondo, con un numero medio di nascite per donna dell’1,3 rispetto al 2,1 necessario per salvaguardare l’equilibrio demografico;

– l’aggressione all’istituto della famiglia naturale come pilastro della costruzione sociale, marginalizzando la finalità della procreazione e dell’educazione sana dei figli con un padre e una madre, diffondendo l’«ideologia di genere» che legittima il diritto delle coppie omosessuali, lesbiche, transessuali, intersessuali al matrimonio e all’adozione dei figli;

– la crisi della famiglia per il venir meno della sua quintessenza che è la procreazione dei figli e la missione di educazione dei figli, per la perdita dell’identità e del ruolo operativo del padre e della madre, in aggiunta alla crescente labilità del rapporto tra i coniugi che si traduce in vite separate all’interno della stessa casa e nell’aumento dei divorzi;

– la crisi della scuola per l’imperversare del relativismo culturale e valoriale che sfocia nell’imposizione dell’ideologia globalista, europeista, pacifista, immigrazionista, multiculturalista, omosessualista e islamofila, presente innanzitutto nelle direttive del Ministero dell’Istruzione che recepisce le direttive dell’Unione Europea, nei testi scolastici e nel convincimento della maggioranza dei docenti di estrazione sessantottina;

– l’omologazione dei mezzi di comunicazione di massa, dalle principali piattaforme di comunicazione e socializzazione della Rete, dai colossi della Rete che diffondono film e sceneggiati spesso di propria produzione, dalle televisioni più viste fino ai principali giornali nazionali all’ideologia globalista, europeista, pacifista, immigrazionista, multiculturalista, omosessualista e islamofila;

– la legalizzazione della cultura della morte, dall’aborto, all’eugenetica fino all’eutanasia, elevati a diritti della persona;

– la diffusione della cultura della morte, tramite le droghe e l’alcol, specie tra i giovani, compreso lo sballo da discoteca; più recentemente le sfide estreme sulle piattaforme virtuali di socializzazione che culminano nel suicidio di ragazzini;

– l’emigrazione forzata dei nostri giovani migliori, perché di fatto è preclusa loro la stabilità lavorativa, senza cui non hanno accesso al credito e, pertanto, non possono disporre di una casa indipendente, mettere su la propria famiglia, mettere al mondo i propri figli, avviare un’attività produttiva;

– l’apertura incondizionata delle frontiere a un’invasione di clandestini che sono in stragrande maggioranza musulmani, tra cui ci sono dei terroristi islamici, a cui garantiamo servizi basilari pari a 1200-1400 euro al mese, in aggiunta ad altri costi quali la sanità e l’istruzione;

– la priorità data agli stranieri rispetto agli italiani nell’attribuzione delle risorse e dei servizi, quali le case popolari, i sussidi sociali, i posti all’asilo nido;

– l’abbandono dei valori e delle regole insite nell’istituzione della cittadinanza, concedendola indistintamente agli stranieri, compresi coloro che sono dichiaratamente ostili alla nostra civiltà;

– l’islamofilia, che ci porta a riconoscere l’islam come religione di pari valore del cristianesimo, a dispetto della totale incompatibilità dei contenuti del Corano, del pensiero e delle opere di Maometto con le nostre leggi e la nostra civiltà, configurandosi come un’ideologia che legittima l’odio, la violenza e la morte nei confronti dei non musulmani;

– la moschea-mania, che ci porta a concedere ai musulmani sempre più moschee, scuole coraniche, enti assistenziali e finanziari islamici, macellerie e alimentari halal, centri studi e di formazione, e ancor di più, la sottomissione delle nostre leggi alla sharia, come nel caso del velo e delle conversioni per ragioni matrimoniali, con la prospettiva di riconoscere l’«islamofobia» come reato penale;

– l’affermazione del relativismo etico, che ci porta alla perdita della certezza della verità e a illuderci che tutto e il contrario di tutto siano pari a prescindere dai loro contenuti;

– l’affermazione della cultura dei soli diritti e delle sole libertà, facendo venir meno la cultura dei doveri, delle regole e della responsabilità;

– la crisi della Chiesa, sia come «faro di spiritualità» sia come «autorità morale», per le posizioni relativiste e buoniste assunte dopo il Concilio Vaticano II, accentuate da Papa Francesco;

– la finanziarizzazione dell’economia, ovvero la prevalenza della dimensione virtuale della moneta rispetto all’economia reale, che trasforma la moneta in uno strumento di schiavizzazione della persona anziché essere al servizio della persona;

– il suicidio monetario dello Stato, che è costretto a indebitarsi per disporre dell’euro, una moneta venduta da una società per azioni chiamata Banca centrale europea, per ripianare il debito contratto forzosamente nei confronti delle banche, arrivando a svendere i beni reali in cambio di moneta virtuale;

– l’acuirsi della conflittualità sociale dovuta alla diffusione della povertà, della disoccupazione e della precarietà occupazionale, finendo per assottigliare il ceto medio e accrescere la sperequazione nella distribuzione delle risorse;

– il crescente discredito nei confronti dello Stato e dell’insieme delle istituzioni pubbliche, diventati di fatto una Casta onerosa e corrotta, dedita a vessare i cittadini con tasse esose e inique pur di salvaguardare i propri privilegi;

– la sostanziale violazione della democrazia, negando ai cittadini la possibilità di essere coinvolti nella determinazione del proprio destino e instaurando di fatto un regime autoritario, diventato palese con l’avvento al governo di Mario Monti nel 2011;

– la perdita di autonomia e d’identità dei Comuni, per la sottrazione delle loro risorse, per l’orientamento a inglobare la micro-dimensione nella macro-dimensione, per la presenza di ghetti su base etnica e confessionale;

– l’impennata della violenza e l’incapacità ad assicurare l’ordine pubblico, per il venir meno della coesione sociale a causa della proliferazione di comunità estranee se non ostili alla cultura e alla tradizione autoctona;

– la crisi d’identità, la sfiducia in se stessi, la diffidenza nei confronti del prossimo, che generano un tale disorientamento, specie tra i giovani, al punto da indurre alcuni di loro a scegliere di aderire all’islam, il nemico dichiarato della nostra civiltà.

Concretamente ci stiamo comportando come se avessimo scelto di non usare la ragione e di rinunciare al sano amor proprio. I poteri finanziari globalizzati ci hanno spogliato della nostra dignità, limitato nella nostra libertà, messo a repentaglio la nostra stessa vita. All’opposto noi accordiamo loro una delega in bianco, nell’illusione che a salvarci saranno i custodi del tempio del dio denaro, gli adoratori del mercato e gli apologeti del profitto costi quel che costi.

L’Europa rischia di essere sottomessa all’islam e alla Cina capital-comunista

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, grazie alla micro-dimensione dei monasteri benedettini e dei Comuni, in Italia si affermò il cristianesimo quale portato di civiltà che, recependo e assimilando l’eredità della filosofia greca e del diritto romano, seppe promuove la cultura dell’Umanesimo, del Rinascimento, ma anche provocare la razionalità dell’Illuminismo. È così che noi oggi in Europa beneficiamo di una civiltà laica e liberale, l’unica civiltà al mondo che si fonda e legittima la sacralità della vita di tutti, la pari dignità tra uomo e donna, la libertà di scelta individuale.

Il rischio è che a quest’Europa possa seguire l’islam, che più che una fede a cui si aderisce volontariamente, è una ideologia che s’impone in modo autoritario, invasivo e violento. Ciò si deve al fatto che per i musulmani il Corano è un testo sacro increato al pari di Allah, che pertanto ciò che Allah vi prescrive deve essere ottemperato letteralmente e integralmente; che ciò che Maometto ha detto e soprattutto ha fatto è del tutto incompatibile con le nostre leggi laiche, con le regole su cui si fonda la civile convivenza, con i valori che sostanziano la nostra civiltà; che l’islam nasce concretamente dopo la cacciata di Maometto dalla sua città natale La Mecca nel 622 e la costituzione a Medina di una propria tribù, definibile la «tribù dei musulmani», in cui Maometto era sia il capo politico sia il capo religioso in quanto «Messaggero di Allah», con un potere assoluto sulla vita degli adepti, con la conseguenza che l’islam si fonda sull’indissolubilità della dimensione secolare e di quella spirituale.

In parallelo, sul piano finanziario ed economico, la prospettiva dell’Europa è di essere sottomessa alla Cina capital-comunista, la vera superpotenza dominante, che nel 2028 supererà gli Stati Uniti diventando lo Stato più ricco al Mondo. Questa ricchezza si parametra sulla base della quantità del Pil, il Prodotto interno lordo. Ma la Cina continuerà ad essere uno Stato governato da un ferreo regime dittatoriale comunista e la sua popolazione continuerà ad essere in maggioranza povera.

Ecco perché noi oggi dobbiamo di fatto scegliere tra la macro dimensione del Nuovo Ordine Mondiale che sarà trainato dalla Cina capital-comunista, e la micro dimensione dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano.

Così come la rinascita dell’Italia dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente avvenne grazie alla vitalità della micro-dimensione dei monasteri benedettini, che sostanziavano anche un modello di sviluppo, e alla vitalità dei Comuni, ugualmente oggi la rinascita dell’Italia potrà realizzarsi a partire dalla mobilitazione e dall’azione della micro-dimensione dei Comuni, che in Italia al 75% hanno meno di 5 mila abitanti, e delle micro, piccole e medie, che in Italia rappresentano oltre il 90% del sistema produttivo.

Così come di fatto dobbiamo scegliere tra la quantità del Pil e la qualità della vita. Ebbene non vi è alcun dubbio che noi italiani non dobbiamo aderire alla prospettiva di accrescere la quantità del Prodotto interno lordo costi quel che costi, impoverendo la popolazione e schiavizzando le persone, ma all’opposto dobbiamo scegliere la prospettiva della qualità della vita che potrebbe renderci il Paese numero 1 al Mondo per la qualità della vita, valorizzando al meglio i nostri ineguagliabili, inestimabili e non clonabili patrimoni ambientale, culturale e umano.

Papa Francesco e Giovanni Paolo II, due visioni opposte su islam e immigrazione

Papa Francesco ha schierato la Chiesa cattolica a favore del Nuovo Ordine Mondiale prefigurando la nascita di una Religione Unica Mondiale basata essenzialmente sull’amore del prossimo, legittimando l’islam come religione di pari valenza del cristianesimo. È diventato il capo spirituale e politico mondiale che con maggiore enfasi promuove l’accoglienza dei clandestini illimitatamente e incondizionatamente, ciò che comporta l’abbattimento dei confini nazionali e di conseguenza la fine degli Stati nazionali, inalberando la parola d’ordine degli immigrazionisti «No ai muri, Sì ai ponti». Eppure tutti i giorni Papa Francesco dalla sua residenza nell’edificio alberghiero «Casa di Santa Marta» vede le Mura del Vaticano, che delimitano il confine dello Stato del Vaticano. Ebbene qualcuno dovrebbe avergli detto che le Mura del Vaticano, denominate «Mura Leonine», furono edificate nell’848 dall’allora Papa Leone IV, dopo che i corsari saraceni islamici invasero Roma per ben due volte nell’830 e nell’846, per due volte saccheggiarono la Basilica di San Pietro spogliandole dell’oro e dell’argento che vi era custodito e trasformandola in una stalla per i loro cavalli, perpetrando delle stragi e delle efferatezze tra la popolazione romana. Le «Mura Leonine» furono costruite per contrastare nuove invasioni islamiche, hanno difeso la Chiesa e salvaguardato la cristianità.

Se oggi Papa Francesco criminalizza e scomunica chi è a favore dei Muri ed è contro l’immigrazionismo, sappia che lo può dire in libertà solo grazie alle «Mura Leonine». La verità storica è che i muri sono parte integrante della nostra civiltà e coesistono con i ponti: i muri servono a impedire che il nemico entri dentro casa nostra, i ponti servono ad accogliere gli amici. Ma senza i muri la Chiesa, l’Italia e l’Europa sarebbero stati invasi, sconfitti e sottomessi all’islam. Papa Francesco è arrivato al punto di elevare l’accoglienza a dogma di fede scomunicando i cristiani contrari all’accoglienza illimitata e incondizionata; si è spinto fino a santificare i migranti paragonandoli a Gesù, presentandolo come «Gesù il Migrante», per il fatto che Gesù da bambino insieme a Giuseppe e Maria fuggì in Egitto per circa tre anni dopo che Erode il Grande, Re della Giudea, perpetrò la strage dei bambini.

Monsignor Mauro Longhi, del presbiterio della Prelatura dell’Opus Dei, che dal 1985 al 1995 accompagnò Papa Giovanni Paolo II nelle sue sciate e passeggiate in montagna, in una conferenza organizzata nell’eremo “Santi Pietro e Paolo” di Bienno, in Val Camonica, in ricordo di Giovanni Paolo II il 22 ottobre 2017, giorno in cui la Chiesa festeggia la memoria liturgica del Santo, ha rivelato che nel marzo del 1993, in provincia dell’Aquila, a circa 800 metri, in direzione della Piana delle Rocche, Frazione di Ocre, il Papa ebbe una visione mistica e gli disse:

«Ricordalo a coloro che tu incontrerai nella Chiesa del Terzo millennio. Vedo la Chiesa afflitta da una piaga mortale. Più profonda, più dolorosa rispetto a quelle di questo millennio. Si chiama islamismo. Invaderanno l’Europa. Ho visto le orde provenire dall’Occidente all’Oriente. Dal Marocco alla Libia all’Egitto, e così via fino alla parte orientale. Invaderanno l’Europa, l’Europa sarà una cantina, vecchi cimeli, penombra, ragnatele. Ricordi di famiglia. Voi, Chiesa del Terzo millennio, dovrete contenere l’invasione. Ma non con le armi, le armi non basteranno, con la vostra fede vissuta con integrità».

Per quanto concerne il pensiero di Giovanni Paolo II sul tema dei migranti, sono significativi i contenuti del suo «Messaggio per la 90esima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato» per il 2004, pubblicato il 15 dicembre 2003. Il messaggio centrale è «salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare»:

«Costruire condizioni concrete di pace, per quanto concerne i migranti e i rifugiati, significa impegnarsi seriamente a salvaguardare anzitutto il diritto a non emigrare, a vivere cioè in pace e dignità nella propria Patria. Grazie a un’oculata amministrazione locale e nazionale, a un più equo commercio e a una solidale cooperazione internazionale, ogni Paese deve essere posto in grado di assicurare ai propri abitanti, oltre alla libertà di espressione e di movimento, la possibilità di soddisfare necessità fondamentali quali il cibo, la salute, il lavoro, l’alloggio, l’educazione, la cui frustrazione pone molta gente nella condizione di dover emigrare per forza.»

Papa Benedetto XVI denuncia la violenza dell’islam e l’Occidente «che odia se stesso»

È un fatto che siamo in una civiltà relativista che non crede più al concetto di «verità». Il relativismo è una dittatura nel momento in cui ci nega l’uso della ragione e il riferimento ai parametri valutativi e critici affinché non si entri nel merito dei contenuti, perché aprioristicamente ci impongono di considerare pari tutto e il contrario di tutto. Il caso più significativo è la litania delle «tre grandi religioni monoteiste, rivelate, abramitiche e del Libro», promossa anche da parte della Chiesa, che mettendo sullo stesso piano ebraismo, cristianesimo e islam, legittima l’islam a prescindere dall’ideologia di odio, violenza e morte sancita da Allah nel Corano e dai detti e dai fatti di Maometto, e parallelamente delegittima il cristianesimo.

Siamo a tal punto fragili che non abbiamo più la certezza di chi siamo sul piano delle nostre radici, fede, identità, valori, regole e leggi. Siamo a tal punto fragili che ci vergogniamo di dire che l’Italia è la nostra Patria, è la «casa comune» degli italiani. Siamo a tal punti fragili che non siamo più noi stessi dentro casa nostra, non siamo più capaci di farci rispettare. Siamo a tal punto fragili perché siamo ignoranti e abbiamo paura. Per superare l’ignoranza e vincere la paura, dobbiamo fortificarci dentro conoscendo la verità e riscattando la certezza e l’orgoglio di chi siamo. La verità di chi eravamo e di chi siamo sono magistralmente descritte nella Lectio Magistralis, pronunciata il 13 maggio 2004, dall’allora cardinale Joseph Ratzinger nella Biblioteca del Senato, dal titolo «Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani».

All’inizio il cardinale Ratzinger chiarisce un concetto che oggi sfugge ai più, quello della realtà dell’Europa come «continente culturale», che fino al VII secolo abbracciava l’insieme delle sponde del Mediterraneo, e che cessa di essere tale a causa dell’invasione arabo-islamica:

«Di fatto con la formazione degli stati ellenistici e dell’Impero Romano si era formato un continente che divenne la base della successiva Europa, ma che esibiva tutt’altri confini: erano le terre tutt’attorno al Mediterraneo, le quali in virtù dei loro legami culturali, in virtù dei traffici e dei commerci, in virtù del comune sistema politico formavano le une insieme alle altre un vero e proprio continente. Solo l’avanzata trionfale dell’Islam nel VII e all’inizio dell’VIII secolo ha tracciato un confine attraverso il Mediterraneo, lo ha per così dire tagliato a metà, cosicché tutto ciò che fino ad allora era stato un continente si suddivideva adesso oramai in tre continenti: Asia, Africa, Europa».

Questo concetto è in realtà fondamentale perché ci siamo dimenticati che, fino al VII secolo e per sette secoli, le sponde meridionale e orientale del Mediterraneo erano parte integrante della civiltà cristiana. Arrivando ai giorni nostri il cardinale Ratzinger evidenzia il paradosso che si produce per l’Europa che cresce come colosso di materialità ma che è fragile in quanto priva di un’anima:

«Io vedo qui una sincronia paradossale: con la vittoria del mondo tecnico-secolare post-europeo, con l’universalizzazione del suo modello di vita e della sua maniera di pensare, si collega in tutto il mondo, ma specialmente nei mondi strettamente non-europei dell’Asia e dell’Africa, l’impressione che il mondo di valori dell’Europa, la sua cultura e la sua fede, ciò su cui si basa la sua identità, sia giunto alla fine e sia propriamente già uscito di scena; che adesso sia giunta l’ora dei sistemi di valori di altri mondi, dell’America pre-colombiana, dell’Islam, della mistica asiatica. (…)

C’è una strana mancanza di voglia di futuro. I figli, che sono il futuro, vengono visti come una minaccia per il presente; essi ci portano via qualcosa della nostra vita, così si pensa. Essi non vengono sentiti come una speranza, bensì come un limite del presente. Il confronto con l’Impero Romano al tramonto si impone: esso funzionava ancora come grande cornice storica, ma in pratica viveva già di quelli che dovevano dissolverlo, poiché esso stesso non aveva più alcuna energia vitale».

Infine Ratzinger denuncia l’Occidente che odia se stesso: «Nella nostra società attuale grazie a Dio viene multato chi disonora la fede di Israele, la sua immagine di Dio, le sue grandi figure. Viene multato anche chiunque vilipendia il Corano e le convinzioni di fondo dell’Islam. Laddove invece si tratta di Cristo e di ciò che è sacro per i cristiani, ecco che allora la libertà di opinione appare come il bene supremo, li- mitare il quale sarebbe un minacciare o addirittura distruggere la tolleranza e la libertà in generale. La libertà di opinione trova però il suo limite in questo, che essa non può distruggere l’onore e la dignità dell’altro; essa non è libertà di mentire o di distruggere i diritti umani. C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L’Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova – certamente critica e umile – accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere».

È arrivato il momento di essere pienamente e orgogliosamente noi stessi dentro casa nostra

È arrivato il momento di fare ordine dentro di noi, sul piano della conoscenza e dei valori, per poter essere pienamente noi stessi, innanzitutto dentro casa nostra, al fine di assicurare il conseguimento del nostro legittimo amor proprio e del bene comune. Ci sono quattro dimensioni da abbinare.

1) La certezza delle idee, che rappresentano correttamente la realtà dei fatti e si traducono di conseguenza nella verità, affrancandoci dalla «dittatura del relativismo» che nega il concetto stesso di verità.

2) La solidità dei valori, che sostanziano l’essenza della nostra civiltà e della nostra comune umanità: la sacralità della vita, la pari dignità delle persone, la libertà di scelta.

3) L’efficacia dell’azione, che deve essere adeguata a tradurre in fatti ciò che pensiamo e ciò in cui crediamo.

4) La bontà del fine, che è innanzitutto il nostro legittimo amor proprio, da integrare laddove sia possibile con il bene altrui, partendo sempre dal bene di ciascuno di noi, dei nostri familiari, parenti, amici, conoscenti, concittadini, connazionali e, laddove sia possibile, favorendo il bene dell’umanità bisognosa, che non conosciamo e che è presente ovunque nel mondo.

L’esortazione evangelica «ama il prossimo tuo, così come ami te stesso», va ottemperata nella sua integralità: non ci si può fermare al «ama il prossimo tuo», tralasciando «così come ami te stesso», perché se amassimo il prossimo senza amare noi stessi, se immaginassimo di poter donare amore senza disporre dell’amore, finiremmo per farci del male e per sottometterci all’arbitrio altrui, abdicando all’ideologia del «buonismo» che è l’opposto della categoria morale del «bene comune»; così come il concetto di «prossimo» va sostanziato in modo inequivocabile, da intendersi correttamente con chi ci sta vicino per una scelta di vita, colui con cui condividiamo l’esperienza quotidiana dell’esistenza, per salvaguardare la nostra civiltà e costruire un futuro migliore per i nostri figli e i nostri nipoti.

Ebbene è arrivato il momento di assicurare che ciò che fortifica la nostra conoscenza e che corrisponde alla verità, possa coniugarsi armoniosamente con ciò che ci illumina dentro e che corrisponde alla nostra fede interiore, e possa tradursi concretamente nelle nostri azioni affinché corrispondano al legittimo amor proprio e al bene comune.

È arrivato il momento di liberarci del senso di vergogna che oggi ci porta a disconoscere che l’Italia sia casa nostra, la casa comune di tutti gli italiani, immaginandola come una terra di tutti e di nessuno, una landa deserta dove chiunque arriva, pianta la propria tenda e detta le proprie condizioni, al punto da auto-imporci di togliere i crocifissi dai luoghi pubblici, di non allestire i presepi e di non cantare gli inni natalizi nelle scuole, di ricoprire le statue di nudi e di non servire il vino a tavola se l’ospite è musulmano.

È arrivato il momento di affrancarci dal senso di colpa che oggi ci porta ad auto-attribuirci la responsabilità penale e civile di tutto ciò che, nel bene e nel male, è successo, succede e potrebbe succedere ovunque nel mondo, partendo dalle crociate, transitando per il colonialismo, pervenendo allo stato di povertà e di conflittualità in cui versa buona parte dell’umanità, immaginando che dobbiamo espiare un crimine storico spogliandoci per l’eternità di tutto ciò che abbiamo e di ciò che siamo.

È arrivato il momento di porre fine all’odio che abbiamo nei nostri stessi confronti, che ci porta ad anteporre le rivendicazioni altrui al nostro legittimo amor proprio, al punto da azzerare la nostra civiltà e a ridefinirla come la sommatoria quantitativa e il minimo comune denominatore di tutte le istanze, mettendo tutte le istanze sullo stesso piano, sostenendo che tutte le civiltà, le religioni, le culture e i valori sono pari a prescindere dai contenuti.

È arrivato il momento di affermare senza remore che l’Italia è casa nostra, è la casa comune degli italiani, dove legittimamente gli italiani sono i beneficiari esclusivi delle risorse naturali di cui dispongono, dei beni e dei servizi che producono, le cui necessità hanno l’assoluta priorità rispetto alle rivendicazioni dei clandestini, degli immigrati e degli stranieri.

È arrivato il momento di chiarire che in Italia il dialogo e la convivenza non possono che fondarsi sulla piattaforma di valori e di regole che sostanziano la nostra civiltà e il nostro stato di diritto, che pertanto chiunque scelga liberamente di condi- videre il nostro spazio fisico e spirituale deve obbligatoriamente condividere i nostri valori e rispettare le nostre regole.

È arrivato il momento di assicurare la salvaguardia della nostra civiltà, che ha fatto propria la filosofia greca, il diritto romano, la spiritualità ebraico-cristiana, il pensiero illuminista, ma che è fisiologicamente in antitesi e si è storicamente scontrata con l’ideologia e con la prassi dell’islam, evidenziando che sul piano della civiltà l’Italia non è una landa deserta e che mai e poi mai accetteremo che l’Italia diventi una terra di conquista islamica.

È arrivato il momento in cui gli italiani, fortificati dalla certezza della verità, determinati dal valore irrinunciabile della libertà, illuminati dalla condivisione della prospettiva, promuovano concretamente l’Italia sovrana e libera, affidandosi a un governo che ama l’Italia, che abbia esclusivamente a cuore la realizzazione dell’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

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