Gli europei rischiano di estinguersi perché non fanno più figli

Le popolazioni dell’Unione Europea in generale e dell’Italia in particolare sono a rischio di estinzione perché hanno cessato di fare figli. E senza figli muoiono non solo la popolazione autoctona ma l’insieme della civiltà che abbraccia la cultura, lo stato di diritto, il sistema dello sviluppo.

Pochi italiani sono consapevoli della tragica realtà del tracollo demografico. Ne sentono parlare per ventiquattr’ore una o due volte all’anno quando l’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, pubblica l’aggiornamento sulla situazione demografica dell’Italia. Dal giorno successivo cala il silenzio assoluto come se questa tragica realtà non ci riguardasse più.

I partiti politici italiani, a parte l’immediata menzione e la fugace strumentalizzazione propagandistica per criticare la controparte, sono sostanzialmente disinteressati perché non è un tema che si presta a raccogliere il consenso nel breve termine; una soluzione richiederebbe comunque tempi lunghi che non interessano concretamente ai partiti perché il contesto politico è a tal punto precario e incerto che non si è mai certi di quanto potrà durare il Governo e la legislatura; quindi i partiti navigano a vista, modificando la barra del timone giorno dopo giorno a secondo di ciò che ispira il sondaggio, l’unico dio di fronte al quale si prostrano i partiti, pur di accrescere il consenso da tradursi in voti che si monetizzano in poltrone nei palazzi del potere.

Eppure il tracollo demografico è in assoluto la prima e la più grave emergenza dell’Europa in generale e dell’Italia in particolare. Purtroppo l’Italia ha il triste primato del più basso tasso di natalità in Europa che a sua volta è l’area del mondo che ha il più basso tasso di natalità, e noi italiani siamo la popolazione più anziana al mondo dopo il Giappone.

Nel 2050 la sostituzione etnica e l’islamizzazione delle popolazioni europee

Su circa 500 milioni di abitanti dell’Unione Europea (il dato è del 2018 e comprende la popolazione del Regno Unito), solo il 16%, pari a 80 milioni di abitanti, hanno meno di 30 anni. Viceversa su circa 500 milioni di abitanti della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo, sommando le popolazioni dei 22 Stati arabofoni più quelle della Turchia e dell’Iran, ben il 70% ha meno di 30 anni, pari a 350 milioni di abitanti. Quando si mettono su un piatto della bilancia 80 milioni di giovani europei, cristiani in crisi d’identità che convivono con una minoranza di europei musulmani, e sull’altro 350 milioni di mediorientali, al 99% musulmani convinti che l’islam è l’unica «vera religione» che deve affermarsi ovunque nel mondo, il risultato indubbio è che gli europei sono destinati ad essere sopraffatti e colonizzati demograficamente dagli islamici. A quel punto i musulmani non avranno più bisogno di farci la guerra o ricorrere al terrorismo. Potranno sottometterci all’islam limitandosi ad osservare le regole formali della nostra democrazia, che premia il soggetto politico più vitale, organizzato ed influente, in grado di condizionare e di accaparrare il consenso della maggioranza, senza entrare nel merito dei contenuti delle ideologie e delle religioni, soprattutto dell’islam.

Già oggi ci sono cinque capitali europee, Londra, Berlino, Bruxelles, Amsterdam e Oslo, in cui tra i nuovi nati il primo nome è Maometto. Bruxelles, la capitale dell’Unione Europea, è di fatto la capitale islamica dell’Unione Europea scristianizzata e globalista. A Bruxelles i musulmani sono il 24% della popolazione e ben il 40% della popolazione al di sotto dei 30 anni.

L’arma demografica islamica per conquistare l’Europa era stata profetizzata dal Presidente algerino Houari Boumedienne in un discorso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1974: «È il ventre delle nostre donne che ci darà la vittoria».

Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un comizio del 17 marzo 2017 a favore del Referendum che l’ha incoronato a presidente a vita, reagendo aggressivamente al divieto posto dalla Germania e dall’Olanda alla presenza sul proprio territorio di ministri turchi per fare propaganda elettorale in seno alla cospicua comunità turca residente, sollecitò i turchi in Europa a fare cinque figli a testa, precisando che i musulmani saranno il futuro dell’Europa: «Faccio un appello ai miei fratelli in Europa. Vivete in quartieri migliori. Comprate le auto migliori. Vivete nelle case migliori. Non fate tre figli, ma cinque. Perché voi siete il futuro dell’Europa. Questa sarà la migliore risposta all’ingiustizia che vi è stata fatta».

Nella valutazione della piramide demografica il dato che conta non è quello del valore assoluto, che in Italia resta di circa 60 milioni di abitanti, ma quello relativo alla fascia d’età tra i 20 e i 30 anni, perché è quella che consente la rigenerazione della vita. Ebbene questa fascia d’età si sta assottigliando sempre di più, mentre cresce sempre di più la fascia d’età degli ultrasessantenni. Il risultato è che nell’ultimo decennio il saldo naturale, cioè la differenza tra i nati e i morti, registra una perdita di circa 250 mila persone all’anno, come se ogni anno in Italia scomparisse una città media di 250 mila abitanti.

Contemporaneamente assistiamo all’auto-invasione, in quanto si tratta di una strategia deliberata, pianificata e finanziata dall’Europa e dall’Italia, di clandestini provenienti dall’Africa, dal Medio Oriente e dall’Asia che, guarda caso, sono prevalentemente di sesso maschile, hanno prevalentemente un’età compresa tra i 20 e i 30 anni, sono prevalentemente musulmani.

Se sovrapponiamo la realtà del tracollo demografico dell’Europa che non fa figli e che vede assottigliarsi la fascia d’età cruciale per la rigenerazione della vita tra i 20 e i 30 anni, e la realtà dell’auto-invasione di clandestini frutto di una strategia deliberata, pianificata e finanziata, possiamo prefigurare per il 2050 la sostituzione etnica e l’islamizzazione delle popolazioni europee.

Si sta realizzando la previsione di Kalergi

Assistiamo alla fagocitazione della micro-dimensione da parte della macro-dimensione. Gli Stati nazionali perdono la loro sovranità e aderiscono ad entità sovra-nazionali, le frontiere tendono a scomparire e diventano aperte a tutti, si accredita il diritto di chiunque a entrarvi e a risiedervi a prescindere dalle sue motivazioni. La prospettiva perseguita è un Nuovo Ordine Mondiale senza più Stati nazionali, eliminando le identità localistiche, scardinando la famiglia naturale, favorendo l’auto-invasione di clandestini che ci obbligano a chiamarli «migranti», promuovendo una umanità meticcia omogeneizzata e omologata senza radici, fede, identità, valori e regole, incarnazione di un nuovo proletariato globalizzato in cui gli individui saranno ridotti antropologicamente da persone depositarie di valori inalienabili alla vita, dignità e libertà a semplici strumenti di produzione e di consumo della materialità al più basso costo possibile.

In questo contesto l’Italia, insieme alla Grecia, le «culle della civiltà» dell’Europa, sono state prescelte come il laboratorio per sperimentare il successo di questa strategia che comporta la fine della nostra sovranità come Stato nazionale, il declino della popolazione italiana autoctona, la scomparsa della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe.

L’accoglienza dei clandestini che all’insegna del «politicamente corretto» dobbiamo chiamarli «migranti», è diventata la priorità nazionale per la quale si destinano tutte le risorse necessarie a scapito dell’interesse della popolazione italiana condannata ad un crescente impoverimento, ed è lo strumento principale con cui attua il suicidio-omicidio della nostra civiltà.

Stiamo subendo l’ideologia dell’immigrazionismo che ci obbliga a concepire gli immigrati buoni a prescindere, a subire l’invasione di clandestini a dispetto delle disastrose conseguenze sociali, economiche e valoriali. L’immigrazionismo si sposa con una visione globalista che abbatte le frontiere nazionali e legittima la libera migrazione delle masse umane in tutto il mondo, considerato una terra di tutti, dove pertanto chiunque può entrare, scorrazzare ed uscire dall’Italia a proprio piacimento. Dopo aver vietato il termine «clandestino», che implica la consumazione di un reato, sostituendolo con il termine neutro di «migrante», participio presente del verbo migrare che indica un’azione in fieri ma non sostanzia l’identità del soggetto, l’Italia prima ha abolito il reato penale di clandestinità, poi è diventata l’unico Stato al mondo che legittima la clandestinità.

Questa auto-invasione di clandestini e questo genocidio eugenetico delle popolazioni autoctone europee evocano il pensiero del Conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi (1894–1972), filosofo, politico e diplomatico austriaco, fondatore dell’Unione Paneuropea, da cui è nata l’Unione Europea. Nelle pagine 21-23 del suo libro «Praktischer Idealismus» (Idealismo pratico) del 1925, scrisse:

«L’uomo del lontano futuro sarà un meticcio. Le razze e le caste di oggi saranno vittime del crescente superamento di spazio, tempo e pregiudizio. La razza del futuro, negroide-eurasiatica, simile in aspetto a quella dell’Egitto antico, rimpiazzerà la molteplicità dei popoli con una molteplicità di personalità (…)

Nei meticci si uniscono spesso mancanza di carattere, assenza di scrupoli, debolezza di volontà, instabilità, mancanza di rispetto, infedeltà con obiettività, versatilità e agilità mentale, assenza di pregiudizi e ampiezza d’orizzonti».

Noi italiani abbiamo perso l’amore per la vita e per la rigenerazione della vita

L’Istat ha previsto che nel 2020 i nuovi nati saranno appena 408.000 e che nel 2021 caleranno ulteriormente a 393.000, rispetto ai 420.000 registrati nel 2019 che rappresentava un record negativo assoluto dal 1918, anno che vide coincidere la fine della Prima Guerra Mondiale e l’esplosione della pandemia La Spagnola, la più mortale della Storia con 50 milioni di morti su una popolazione mondiale di due miliardi. Il Presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, in un’audizione al Senato il 24 novembre 2020, ha detto che «è legittimo ipotizzare che il clima di paura e incertezza e le crescenti difficoltà di natura materiale (legate a occupazione e reddito) generate dai recenti avvenimenti orienteranno negativamente le scelte di fecondità delle coppie italiane». Secondo Blangiardo, «i 420 mila nati registrati in Italia nel 2019, che già rappresentano un minimo mai raggiunto in oltre 150 anni di Unità Nazionale, potrebbero scendere, secondo uno scenario Istat aggiornato sulla base delle tendenze più recenti, a circa 408 mila nel bilancio finale del corrente anno – recependo a dicembre un verosimile calo dei concepimenti nel mese di marzo – per poi ridursi ulteriormente a 393 mila nel 2021».

Paura, incertezza, difficoltà economiche sono nell’ordine le ragioni indicate da Blangiardo per spiegare le cause dell’ulteriore tracollo demografico dell’Italia. Già lo storico greco Tucidide disse che Atene fu distrutta più dalla paura della peste che dalla peste che la colpì tra il 430 e il 427 a.C.

La crescita delle difficoltà economiche e dell’impoverimento degli italiani, la diffusione capillare della paura di ammalarsi e di morire a causa del Covid-19, l’obbligo dell’isolamento nelle proprie abitazioni e del «distanziamento sociale», il deterioramento della salute mentale che registra l’insorgere di sintomi di ansia e depressione in un quarto della popolazione, l’aumento dei suicidi e dei tentativi di suicidio anche tra i giovani, il consolidamento della percezione negativa del prossimo come nemico in quanto possibile «untore», hanno provocato l’ulteriore tracollo demografico senza precedenti nella Storia d’Italia.

Questi fatti ci fanno toccare con mano che noi italiani abbiamo perso il valore in assoluto più importante, l’amore per la vita e per la rigenerazione della vita, il sano e legittimo amor proprio per essere pienamente noi stessi, la fede in una missione che dà un senso compiuto alla vita.

Alessandra De Rose, Professore di Demografia all’Università La Sapienza di Roma e componente del Gruppo di esperti sul tema «Demografia e Covid-19» istituito nell’aprile 2020 dal Ministro per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti, ha detto: «Abbiamo notato un cambiamento in negativo delle aspettative dei giovani. Molte coppie hanno deciso di rinviare il loro progetto riproduttivo, sia per l’incertezza economica e lavorativa che per il timore che la crisi sanitaria non finirà presto. Questo cambiamento non è ancora stato colto in pieno dalle statistiche, ma segnala un fenomeno allarmante.»

Antonino Guglielmino, Direttore Sanitario e Clinico del Centro Unità di Medicina della Riproduzione di Catania e Direttore della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, evidenzia la specificità particolarmente negativa di questa pandemia di Covid-19 sul tracollo demografico: «Nei periodi successivi alle crisi economiche e ai momenti più difficili si nota solitamente un boom delle nascite, è quanto avvenuto dopo la Seconda guerra mondiale e a seguito ad altre grandi epidemie storiche. In questo caso, tuttavia, con il Coronavirus sono emerse delle dinamiche sociali particolari, che sembrano aver instillato un senso di disagio generale, che non incentiva nuove nascite. La crisi economica, inoltre, deriva da una causa sanitaria, per cui, oltre alle preoccupazioni finanziarie, si aggiungono le inquietudini legate alla paura del contagio. La situazione è davvero complessa, ma è possibile intervenire».

Gloria Volpato, psicologa di Bergamo, rileva la presenza di un danno psicologico «più sottotraccia perché relativo al clima e alle atmosfere sociali. Mi riferisco al cambiamento dello stile di vita iniziato col lockdown e non ancora finito che richiede continui adattamenti a individui, famiglie e bambini. Siamo dentro un’esperienza che non sappiano quanto durerà, alimentata dalle continue notizie di morti e contagiati che sarebbe ora di smettere di dare non trovandoci più in una fase acuta. Sono informazioni che vanno a inoculare una tensione continua a livello del corpo che va a rinforzare una visione pessimistica e catastrofica (…) Uno va avanti con la sua vita, ma è una persona che funziona ma non vive. Sembra stare bene ma nel tempo può sviluppare sindromi più complesse come stati depressivi, ansia e attacchi di panico che altro non sono che attacchi acuti di solitudine.»

La Volpato sottolinea le gravi conseguenze della percezione del prossimo come nemico in quanto potenziale untore: «Per esempio la mamma che porta il bambino all’asilo e gli dice ‘non ti avvicinare agli altri bambini’ dà un messaggio pericoloso perché, seppur in buona fede, insegna a identificare il pericolo negli altri. La psicologia sociale, attraverso vari esperimenti, ci ha dimostrato che l’odio si propaga velocemente, come una sorta di infezione psichica. La storia ci ha dato più volte riscontri di questo. Non dimentichiamo che la stessa influenza Spagnola ha preceduto i totalitarismi e le due guerre mondiali. Così, quasi senza accorgercene, stiamo rendendo fragile la generazione dei più giovani e gli effetti di tutto ciò avranno una gittata di lungo corso».

La ricaduta più grave è nell’ulteriore calo della natalità che era già in condizioni disperate prima della pandemia di Covid-19. Il tasso di fecondità, che registra il numero dei figli per donna in età fertile, in Italia è dell’1,3% rispetto al 2,1% necessario ad assicurare l’equilibrio della bilancia demografica. Secondo i demografi quando il tasso di fecondità cala al di sotto dell’1,9% non è più possibile garantire il perpetuamento della società autoctona e salvaguardare la propria civiltà. Il fatto che in Italia l’età media in cui la donna fertile mette al mondo il suo primo figlio è di 32 anni è significativo di una scelta di vita in cui mediamente non si va oltre a un solo figlio per coppia.

La «ideologia di genere» ha scardinato la centralità della famiglia naturale

L’Istat già nel 2014 comunicando che il saldo naturale, la differenza tra nascite e morti, aveva fatto registrare un saldo negativo di quasi 100.000 unità, che segnava un picco mai raggiunto nel nostro Paese dal biennio 1917-18, negli anni della Prima guerra mondiale, disse: «È come se fossimo usciti dalla Grande Guerra». Con la popolazione a crescita zero, il calo demografico è compensato solo dal flusso migratorio. Ma cala anche il tasso di natalità degli immigrati residenti. L’invecchiamento della popolazione ha fatto salire l’età media a 44,4 anni.

Chi ha governato l’Italia negli ultimi trent’anni ha ritenuto che per favorire il riequilibrio demografico e assicurare la stabilità sociale fosse opportuno allargare le maglie della cittadinanza, concedendola a circa 130.000 stranieri all’anno, anche se non sanno una sola parola di italiano, se non conoscono la nostra cultura, se non rispettano le nostre leggi, se non ottemperano alle regole della civile convivenza, se non condividono i valori fondanti della nostra civiltà, se non amano l’Italia. Di fatto hanno ridotto la cittadinanza a un semplice pezzo di carta che si regala a tutti, compresi i nostri nemici, non una scelta di vita consapevole e ambita che porta a essere grati e orgogliosi di diventare italiani. È del tutto ovvio che di questo passo la popolazione autoctona declinerà sempre di più, mentre aumenteranno sia gli immigrati in prevalenza musulmani sia i nuovi cittadini musulmani che non solo non si integrano ma sono nemici dichiarati dell’Italia e degli italiani.

Sul piano sociale, le leggi ispirate al relativismo valoriale imposte prevalentemente dall’Unione Europea, stanno scardinando il fondamento della nostra umanità, la sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale, concependo come apice della civiltà l’aborto, l’eutanasia, l’utero in affitto; così come stanno scardinando il tessuto sociale incentrato sulla famiglia naturale, promuovendo la «ideologia di genere» fondata sulla equivalenza e la parità di diritti, compreso il diritto al matrimonio e all’adozione di figli, tra coppie connotate dall’orientamento sessuale (eterosessuali, bisessuali, omosessuali, lesbiche, transessuali, asessuali, intersessuali). Ebbene elevando il desiderio e la passione individuale a diritto collettivo inalienabile, disgiunto dalla finalità della procreazione, dalla crescita sana dei figli che necessitano di un padre e di una madre, dalla necessità vitale di perpetuare la società autoctona per salvaguardare la propria civiltà, il relativismo sessuale degenererà ulteriormente nella legittimazione della poligamia, della pedofilia, dell’incesto e della zoerastia.

Siamo diventati la prima generazione di genitori che devono spiegare ed essere capaci di convincere i propri figli che tutti figli nascono dal sodalizio tra un uomo e una donna e che insieme formano la famiglia naturale.

L’omosessualizzazione crescente della società, con la femminilizzazione dei maschi e la mascolinizzazione delle donne, si traduce concretamente nella sterilizzazione della società con l’accertamento del calo dei testosteroni, l’ormone della sessualità.

Pandemia, depressione economica, guerra e dittatura finanziaria

Dopo la Spagnola, la più mortale pandemia della Storia che coincise con la fine della Prima Guerra Mondiale nel 1918, seguirono la «Grande depressione», la più grave crisi finanziaria e economica mondiale alla fine degli anni Venti, l’avvento del comunismo in Russia nel 1917, del fascismo in Italia nel 1922, del nazismo in Germania nel 1933, infine l’esplosione della Seconda Guerra Mondiale nel 1939. Ebbene noi oggi assistiamo al ripetersi di questo terrificante scenario.

Siamo spettatori e vittime della prima pandemia globalista della Storia, in quanto gestita in modo centralistico in tutto il mondo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Di certo più che il totale dei morti attribuiti al Covid-19, che a fine gennaio 2021 era pari a 2,14 milioni nel mondo di cui quasi 86 mila in Italia, in gran parte pazienti anziani e con patologie pregresse, le conseguenze più devastanti sono di natura economica, sociale, psicologica e anche politiche.

I Governi dell’Unione Europea hanno gestito la pandemia di Covid-19 assecondando la volontà e finanziando in modo straordinariamente cospicuo le multinazionali dell’industria farmaceutica che sono il potere forte che, insieme all’industria chimica, non hanno mai subito perdite e hanno sempre aumentato i propri profitti dall’inizio dello scorso secolo contrassegnato da due guerre mondiali. Queste multinazionali controllano l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il cui principale donatore è l’americano Bill Gates, attualmente il terzo uomo più ricco del mondo.

Di fatto i popoli europei e nel resto del mondo sono sottomessi a una «dittatura sanitaria» gestita centralmente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità che recepisce gli ordini delle multinazionali farmaceutiche e a cui aderiscono dei Governi nazionali consenzienti.

Questa «dittatura sanitaria» si sposa con la «dittatura finanziaria», che ha sottomesso l’intera umanità a un debito globale che supera di tre volte il Pil (Prodotto interno lordo) mondiale. Non solo in Italia ma ovunque nel mondo sono considerevolmente aumentati i poveri e i disoccupati, sono fallite soprattutto le micro e piccole imprese, è cresciuta l’instabilità sociale con il rischio dell’esplosione della violenza interna, si sono accentuate le malattie psichiche dall’ansia alla depressione culminando nei suicidi.

Ecco perché ritengo che noi tutti, a livello mondiale, stiamo subendo una guerra di natura finanziaria che si è avvalsa dell’emergenza sanitaria, investendo nell’arma della paura di morire per il contagio del virus Sars-Cov-2, per accreditare la nostra sottomissione all’arma del debito perpetuo, incontenibile e inestinguibile, che dovrebbe renderci disponibili a aderire al Nuovo Ordine Mondiale governato dagli stessi che hanno creato il debito globale e che stanno lucrando dalla gestione della pandemia di Covid-19. Questa guerra finanziaria che sfrutta l’emergenza sanitaria sta mettendo a nudo l’estrema fragilità dei sistemi democratici dell’Occidente, alimentando la voglia dell’«uomo forte» al potere, favorendo l’ascesa alla guida del Mondo della Cina, governata politicamente da un ferreo regime dittatoriale comunista, mentre economicamente opera come una realtà capitalista.

Dobbiamo credere nel miracolo della rigenerazione della popolazione italiana

Mi soffermo sul dato in assoluto più importante e critico. I demografi ci dicono che la popolazione italiana è scientificamente destinata a estinguersi perché il tasso di fecondità anziché essere del 2,1%, che significa che due genitori lasciano in eredità due figli, è la metà, pari a 1,3%, che significa che la popolazione si dimezza da generazione in generazione. In ogni caso, rilevano i demografi, quando il tasso di fecondità cala al di sotto della soglia dell’1,9% non è più possibile porre un argine e invertire la rotta del tracollo demografico. Noi tutti oggi siamo tra le ultime generazioni che potranno definirsi «italiani». A meno che non succeda un miracolo. Solo un miracolo potrà risollevarci dall’estinzione come popolazione italiana e dalla conseguente fine della nostra civiltà italiana. Non abbiamo alternativa che credere che questo miracolo si realizzerà. Non possiamo rassegnarci inerti alla nostra morte come popolazione e alla nostra fine come civiltà.

Ma affinché questo miracolo possa compiersi, è fondamentale che ciascuno di noi faccia la sua parte, conformemente al proverbio «aiutati che Dio ti aiuta». Conoscete la barzelletta dell’uomo che prega Dio di fargli vincere la lotteria e, a ogni estrazione andata a vuoto, torna a pregare Dio. Dopo diverse settimane e le ripetute suppliche dell’uomo, Dio si manifesta e gli dice: «Io ti vorrei aiutare, ma se non compri il biglietto della lotteria non posso farti vincere». Ciascuno di noi, ognuno nel proprio ambito, deve fare la propria parte per la rigenerazione della popolazione italiana e l’affermazione di un nuovo modello di società.

La crescita della natalità degli italiani è la principale emergenza nazionale

Il tracollo demografico deve essere considerato come la principale emergenza nazionale, da risolvere investendo economicamente e culturalmente in una strategia finalizzata a incentivare la crescita della natalità degli italiani.

Bisogna riaffermare il valore centrale e il ruolo primario della famiglia naturale quale fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita per salvaguardare la popolazione italiana e tramandare la civiltà italiana. In questo contesto è necessario assicurare uno stipendio e servizi sociali adeguati alle madri italiane che scelgano di dedicarsi a tempo pieno o parziale ai propri figli riconoscendo la valenza economica del lavoro domestico; così come è necessario aiutare i giovani italiani affinché attraverso la stabilità lavorativa possano programmare il proprio futuro, mettere su la propria famiglia, dare alla luce i propri figli.

Questa strategia comporta un importante investimento economico e una mobilitazione culturale nazionale, a partire dalla scuola, coinvolgendo l’insieme delle istituzioni, per riscoprire e far propria la cultura della vita e della rigenerazione della vita. Mentre è indubbio il fatto che senza la stabilità lavorativa i giovani sono disincentivati a assumersi la responsabilità di mettere al mondo dei figli, è altrettanto vero che anche quei giovani che economicamente potrebbero permettersi di mettere al mondo dei figli non lo fanno lo stesso, perché è venuta meno la cultura della famiglia e la cultura dei figli, si sentono appagati dal possesso di beni materiali superflui, da relazioni sentimentali non vincolanti, integrate o sostituite dall’affetto nei confronti degli animali domestici che ormai proliferano nelle case degli italiani. Anch’io ho un gatto e una cagnolina, ma il mio contributo l’ho dato con tre figli e tre nipoti.

Ciascuno di noi può legittimamente pensarla in modo diverso. Ma senza figli moriremo tutti a prescindere dal fatto che ci consideriamo di destra, di centro o di sinistra. Il nuovo modello di società che auspico deve incentrarsi sull’adesione al valore della sacralità della vita dal concepimento alla morte naturale; deve promuovere la cultura della vita e della rigenerazione della vita nelle scuole, nei mezzi di comunicazione di massa, in seno alle istituzioni pubbliche; deve affermare la realtà oggettiva della famiglia naturale come fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita; deve sostenere le famiglie, le madri e i giovani italiani affinché siano incentivati a dare alla luce nuovi cittadini italiani che salvaguardano la popolazione italiana e tramandano la civiltà italiana.

Dobbiamo promuovere la cultura dei doveri, delle regole e della responsabilità, ponendo fine alla cultura dei soli diritti e delle sole libertà. Dobbiamo assumere obbligatoriamente gli italiani nei posti di lavoro vacanti, affermando il principio che il lavoro è un dovere prima ancora di essere un diritto. Non daremmo nessun sussidio sociale sotto qualsivoglia forma, compresa la cassa integrazione, se non a fronte di una prestazione lavorativa, a meno che la persona non sia fisicamente o mentalmente impossibilitata a lavorare, perché è solo attraverso il lavoro che la persona realizza se stessa e partecipa costruttivamente all’edificazione di una società migliore. Dobbiamo affermare una concezione più umana e sobria della vita, dove la materialità è al servizio della persona e non la persona schiava della materialità.

Oggi più che mai questa è la concreta testimonianza del nostro amore per l’Italia e della nostra dedizione al bene degli italiani.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

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