Il quadro globale in cui versa la nostra Italia

L’Italia e gli italiani stanno subendo una guerra. È una guerra scatenata a livello mondiale anche se non viene definita la «Terza guerra mondiale»; è una guerra non dichiarata ma reale; è prevalentemente virtuale ma ugualmente violenta; non è una guerra circoscritta negli obiettivi da perseguire ma è di portata strategica finalizzata a cambiare radicalmente il mondo e l’umanità; è una guerra graduale ma dalle conseguenze letali.

Questa inedita guerra mondiale provoca morti fisiche e morti interiori, come si ci attenderebbe dalla più evoluta bomba “pulita” al neutrone, che uccide la vita e fa sopravvivere la materia; abbatte le frontiere e scardina gli Stati nazionali; distrugge l’economia reale e accresce la povertà tra la popolazione; fa venir meno la democrazia sostanziale e lo stato di diritto; sconquassa il modello sociale e porta alla denatalità aggredendo l’istituto della famiglia naturale; distrugge il sistema di valori diffondendo il relativismo; promuove l’invasione di clandestini favorendo la sostituzione etnica e l’islamizzazione dell’Europa.

Sul banco degli imputati ci sono la dittatura della finanza speculativa globalizzata, della Cina capital-comunista, dell’Eurocrazia, dello Stato-Mafia, delle Chiese cattolica e protestanti relativiste, dell’islam. Sembra apparentemente una ammucchiata di cinici criminali o di pazzi votati al suicidio che perseguono l’assoggettamento dell’intera umanità dopo averla «cosificata», straordinario neologismo coniato dal Papa-filosofo Benedetto XVI che significa la riduzione della persona a «cosa», a semplice strumento di produzione e di consumo della materialità. Ma agli alti livelli dei poteri forti nulla accade per caso. Siamo vittime di una strategia globale deliberata e pianificata.

L’Eurocrazia ci ha spogliato della sovranità nazionale e ha trasformato l’Italia ricca in italiani poveri

Stiamo subendo un crimine epocale: l’Italia ricca si sta trasformando in italiani poveri. L’Italia vive la più tragica crisi economica recessiva dalla Seconda guerra mondiale. Le micro, piccole e medie imprese, che costituiscono oltre il 90% del nostro sistema di sviluppo sono condannate a morte; gli italiani si impoveriscono sempre di più, crescono inesorabilmente i disoccupati, i giovani non hanno accesso al mercato del lavoro; siamo sprofondati agli ultimissimi posti al mondo per tasso di natalità.

L’Unione Europea, complice la nostra classe politica, ci ha spogliato al 100% della sovranità monetaria e ci impone l’80% delle leggi nazionali. Lo Stato italiano viene di fatto delegittimato e svuotato della sovranità nazionale, a partire dalla sovranità monetaria e legislativa.

L’Unione Europea è un’anomalia nel diritto internazionale. Non è uno Stato sovrano, non è una Federazione di Stati, non è una Confederazione di Stati. È un’istituzione che rappresenta degli Stati sovrani, simile alle Nazioni Unite. Con la differenza che l’Unione Europea, con l’avvallo del nostro Parlamento, decide la politica monetaria, finanziaria, economica, sociale e culturale dell’Italia, come se di fatto l’Italia non fosse uno Stato nazionale indipendente e sovrano.

Ecco perché la definisco una «dittatura eurocratica» che si fonda sia sul monopolio dell’emissione della moneta unica, sia sull’egemonia legislativa. L’euro, l’unica moneta al mondo che non fa riferimento ad uno Stato, è emesso da una istituzione formalmente di diritto pubblico ma di fatto una società per azioni che si chiama Banca Centrale Europea, il cui fine non è l’interesse dei popoli europei ma dei propri azionisti, che sono le banche private rappresentate in seno alle Banche centrali dei Paesi dell’Eurozona, a cui aderiscono 19 su 27 Paesi dell’Unione Europea. Ad esempio la Banca Centrale d’Italia è al 94% rappresentata da banche private. Si tratta del più flagrante e grave conflitto d’interessi in Italia perché il controllore e il controllato sono lo stesso soggetto. Trattandosi del controllo della moneta, che condiziona tutte le altre attività dello Stato, si comprendono le conseguenze deleterie per gli italiani.

L’Unione Europea ha messo al centro del proprio interesse la moneta anziché la persona. La verità è che l’euro ha dimezzato il potere d’acquisto degli italiani sin dalla sua adozione nel gennaio del 2002. L’euro ci ha immesso in un circolo vizioso e suicida che costringe lo Stato a indebitarsi per ripianare gli interessi sul debito, emettendo sul mercato titoli di debito per i quali paga degli interessi. Così facendo aumentano inesorabilmente il debito e gli interessi. L’euro ha creato sacche di povertà crescenti tra la popolazione, fino a far assottigliare il ceto medio. Concependo gli Stati come aziende che devono realizzare il pareggio di bilancio, attenendosi a rigidi parametri nel rapporto debito e deficit pubblico con il Pil (Prodotto interno lordo), l’Eurocrazia condanna tutti noi a subire l’austerità economica, così come alimenta i conflitti tra gli Stati e persino l’odio tra i popoli dell’Unione Europea.

Le leggi europee, che nascono in seno alla Commissione Europea, formata da un esercito di 40 mila burocrati che non sono eletti da nessuno e che non rispondono del proprio operato a nessuno, ci hanno fatto perdere la sovranità alimentare, hanno costretto al fallimento le nostre imprese dopo averle foraggiate di sussidi e messe fuori mercato (ad esempio, le aziende di allevamento di bovini 30 anni fa erano 180 mila e ne sono rimaste 36 mila, con una perdita dell’80%).

Su un piano valoriale e sociale le leggi europee, impregnate di relativismo, materialismo, buonismo, soggettivismo giuridico, multiculturalismo e islamicamente corretto, hanno scardinato le fondamenta della nostra civiltà imponendoci di legittimare dei principi e degli ordinamenti contrari alla cultura della vita, a partire dall’aborto, l’eutanasia, il matrimonio e l’adozione di figli di persone dello stesso sesso che sfocia nella pratica immorale e schiavistica dell’«utero in affitto».

Questa Unione Europea finirà per eliminare del tutto la sovranità nazionale, con la confluenza dell’Italia negli Stati Uniti d’Europa, di fatto un protettorato tedesco al cui interno l’Italia, al pari di altri Stati, si ridurranno a semplici colonie economiche, le cui spoglie verranno condivise dal grande capitale speculativo globalizzato che non ha né patria né fede, a cui aderiscono americani, cinesi, arabi, russi e indiani.

La dittatura dello Stato-Mafia, della partitocrazia, della magistrocrazia

Se vi chiedessi chi potrebbe espropriarci fino al 70-80% dei nostri ricavi e contemporaneamente realizzare alti profitti dalla speculazione sul gioco d’azzardo, sul prezzo della benzina, degli alcolici e delle sigarette, potreste pensare alla criminalità organizzata, invece è lo Stato. In Italia la vera Mafia è lo Stato, che si sostanzia di una burocrazia onnipotente, dello strapotere dei partiti, di una magistratura che è al di sopra della legge ed è il potere in assoluto più forte.

Questo Stato-Mafia alimenta l’illegalità e la corruzione in seno alla pubblica amministrazione, reprime lo sviluppo condannando a morte le micro, piccole e medie imprese, accresce la povertà della popolazione, favorisce l’inquinamento dell’ambiente, diffonde il degrado urbanistico, fa venir meno la sicurezza dei cittadini, elimina anche fisicamente i suoi oppositori, inculca in tutti noi la paura del presente e la sfiducia nei confronti del futuro.

Lo Stato-Mafia è ladrone e vessatorio, fagocita 830 miliardi di euro all’anno, circa la metà del Pil (Prodotto interno lordo), impone agli italiani il più alto livello di tassazione al mondo, pari al 70-80% tra tasse dirette e indirette, un pizzo vessatorio e ingiustificabile considerando che i cittadini-sudditi sono costretti ormai a pagare gran parte dei servizi e che i servizi offerti sono scadenti e inadeguati, istiga impietosamente al suicidio se siamo impossibilitati a pagare pur di ingrassare un apparato burocratico elefantiaco, oneroso, corrotto ed inefficiente.

La dittatura partitocratica, parte integrante ed essenziale dello Stato-Mafia, pur di salvaguardare i propri privilegi ha tolto agli italiani la sovranità popolare che si esprime nel rapporto fiduciario tra elettore e eletto attraverso il voto di preferenza, ha accreditato il «consociativismo» per spartirsi il potere e soprattutto il fiume ininterrotto di denaro pubblico tra la maggioranza e l’opposizione, ha radicato la sfiducia nelle istituzioni e nello Stato. Ha consentito a partire dal novembre 2011, con la regia del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, un colpo di stato finanziario ed eurocratico, incarnato dall’avvento alla Presidenza del Consiglio di Mario Monti, rappresentante della grande finanza speculativa globalizzata, costringendo Silvio Berlusconi alle dimissioni. L’avvento al potere di Mario Draghi, che è molto più potente di Mario Monti in quanto fa parte della «Cupola» della grande finanza speculativa globalizzata, instaurerà in Italia un regime sostanzialmente autoritario con l’obiettivo di eliminare ciò che resta della nostra sovranità nazionale e consentire la fagocitazione dell’Italia da parte del Nuovo Ordine Mondiale. La democrazia sostanziale si è ridotta a democrazia formale, dove le istituzioni anziché essere rappresentative e al servizio dei cittadini, si sono trasformate in un regime arbitrario incapace di assicurare la governabilità e nel principale nemico dei cittadini.

La magistratura ideologizzata e politicizzata, con l’unicità delle carriere tra la funzione giudicante e la funzione accusatoria, si è trasformata in un potere forte che opera in modo arbitrario, prevaricando e sostituendosi al potere legislativo, aggredendo e sostituendo con veri e propri colpi di stato giudiziari il potere esecutivo a partire dal 1992 con l’operazione denominata «Mani pulite».

La magistratura deve contenersi nel suo ruolo costituzionale quale potere giudiziario, senza più invadere l’autonomia del potere legislativo assumendo delle iniziative che di fatto si traducono in leggi e ordinamenti dello Stato; così come la magistratura deve uscire del tutto dall’ambito del potere esecutivo eliminando le correnti interne e vietando la politicizzazione dei magistrati e dei processi. Queste istanze sono state recentemente espresse anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dopo lo scandalo che ha portato all’espulsione di Luca Palamara sia dal Consiglio Superiore della Magistratura sia dall’Associazione Nazionale Magistrati di cui è stato Presidente. La riforma della magistratura comporta la separazione delle carriere, il divorzio dalla politica, il matrimonio con la certezza del diritto e della pena anche per quanto concerne la responsabilità dei magistrati.

La dittatura eurocratica ha inoltre ipotecato la nostra sovranità giudiziaria facendo prevalere le sentenze emesse dalle Corti europee (la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con sede a Lussemburgo e la Corte Europea dei Diritti dell’uomo con sede a Strasburgo) sulle sentenze definitive emesse dai tribunali nazionali, operando come un quarto livello di giudizio e confermando la perdita della nostra sovranità nazionale.

In questo contesto le Forze dell’ordine sono state abbandonate a se stesse, dopo averle private delle risorse umane e materiali, della tutela legislativa e giudiziaria necessari per poter adempiere in modo adeguato alla funzione istituzionale di tutelare la vita e i beni dei cittadini, più in generale di garantire la sicurezza dello Stato messa a repentaglio dalla violenza della criminalità organizzata nazionale e transnazionale e del terrorismo autoctono ed islamico, favoriti dal lassismo e dalla connivenza dello Stato, che si alimentano della crescente crisi valoriale e identitaria, nonché della incontenibile rabbia e frustrazione sociale specie quella giovanile.

Le Forze armate, abolito il servizio di leva che diffondeva l’amore per la Patria e inculcava il senso del dovere e della responsabilità nei confronti della Nazione, assicurando un esercito di cittadini pronti a difendersi su tutto il territorio nazionale, si sono ridotte a svolgere operazioni di «mantenimento della pace» in aree instabili, come l’Afghanistan, i Balcani e il Libano, mentre si evita in tutti i modi di impegnarsi militarmente anche laddove sarebbe vitale, come in Libia per stabilizzare uno Stato da decenni vitale per la sicurezza del Mediterraneo e in particolare per l’Italia, essendo stato il nostro principale fornitore di fonti energetiche e il nostro principale importatore di prodotti e tecnologia in Africa.

La verità è che le nostre Forze armate, che non godono di una sovranità decisionale avendo affidato dal dopoguerra la difesa dell’Italia agli Stati Uniti e alla Nato, che sono stremate dai continui tagli al proprio bilancio che condiziona la selezione delle aspiranti reclute, risultano formate da validi professionisti stipendiati che ai livelli operativi danno prova di competenza ed efficienza, ma ai livelli iniziali – come avviene in un’azienda privata o nella pubblica amministrazione – ci sono dei precari frustrati che non hanno né lo spirito né i mezzi per combattere efficacemente delle vere guerre.

Alla luce di questo quadro, l’impiego continuativo delle Forze armate in operazioni proprie delle Forze dell’ordine nel pattugliamento delle città o recentemente di supporto logistico in operazioni sanitarie proprie della Protezione civile, si configura come un utilizzo di ripiego rispetto alla finalità istituzionale di difendere i confini nazionali e salvaguardare l’Italia come Stato nazionale indipendente, dotandosi della capacità militare per affrontare una guerra sia nel caso di aggressione scatenata da un nemico esterno sia nel caso di intervento al di fuori dei nostri confini per reprimere sul nascere un’azione violenta ai danni dell’Italia.

La mia proposta di Riforma dello Stato: «Federalismo dei Comuni autonomi» e «Repubblica presidenziale»

Prendendo atto che la realtà storica dell’Italia evidenzia che da sempre sono i piccoli che fanno grande l’Italia, sia che si tratti di imprenditori o di Comuni, e scegliendo una filosofia di vita che mette al centro la qualità della vita della persona e non la quantità delle risorse accumulate dallo Stato sfruttando i cittadini ridotti a strumenti di produzione e consumo, considero che i Comuni debbano diventare il fulcro della riforma dello Stato, acquisendo un’autonomia amministrativa e finanziaria, rapportandosi direttamente con uno Stato più autorevole, efficiente e solidale grazie al sistema istituzionale della Repubblica presidenziale dove il capo dello Stato, al pari dei sindaci, ha il potere esecutivo del governo del Paese, ha il vincolo di mandato che sostanzia l’obbligo di operare conformemente all’impegno assunto alla sua elezione, ha la responsabilità civile e penale per gli atti commessi nel corso del suo mandato.

Nella Repubblica Presidenziale il capo dello Stato incorpora il potere esecutivo, assicura la governabilità negli ambiti che attengono all’interesse nazionale, incarna l’unità della Nazione, garantisce la solidarietà nazionale.

I Comuni devono avere autonomia amministrativa e finanziaria, decidono autonomamente l’amministrazione della comunità locale e lo sviluppo del proprio territorio, percepiscono direttamente le tasse di cui una quota viene devoluta allo Stato per quei compiti che sono di sua esclusiva pertinenza.

Il Sindaco, scelto con il voto di preferenza, ha il vincolo di mandato e la responsabilità civile e penale rispetto al suo operato, amministra la comunità e lo sviluppo del proprio territorio.

Il nuovo modello di Stato, «L’Italia dei Comuni Federati», è basato sulla complementarità tra l’autonomismo dei Comuni riuniti in una Federazione sul piano amministrativo, finanziario e dello sviluppo della comunità locale, e tra il centralismo dello Stato che governa le funzioni di rilevanza nazionale quali la politica monetaria, le linee guida della gestione finanziaria e dello Sviluppo economico, le leggi di interesse generale, la Difesa e la Sicurezza dello spazio vitale dell’Italia, la Politica estera, la Solidarietà nazionale, la strategia nazionale della Sanità, dell’Istruzione e della Cultura.

«L’Italia dei Comuni Federati» è uno Stato autorevole ma non autoritario che definisce le regole di carattere generale lasciando ai Comuni l’autonomia amministrativa, che dispone di risorse adeguate per l’adempimento delle proprie specifiche ed esclusive competenze ma costerà notevolmente meno, lasciando gran parte delle risorse nelle tasche dei cittadini che pagando le tasse direttamente ai Comuni potranno pagare meno tasse e verificarne l’uso più appropriato, e saranno i Comuni a devolvere una quota delle tasse allo Stato.

«L’Italia dei Comuni Federati», incentrandosi sulla complementarità tra lo Stato e i Comuni, esclude le strutture intermedie, le Province e le Regioni, che restano riferimenti formali ma cessano di essere entità giuridiche sostanziali con risorse autonome.

Il rapporto tra i Comuni e lo Stato, fondato sul principio di sussidiarietà, consentirà di rendere più efficienti ed economici i servizi della Pubblica amministrazione, dall’insieme delle Attività produttive alle Infrastrutture, dall’Educazione alla Sanità, dalla Previdenza sociale allo Sport.

«L’Italia dei Comuni Federati» concepisce l’interesse supremo dell’Italia e il bene primario degli italiani come il parametro fondamentale nel rapporto con le sovrastrutture internazionali, l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’Alleanza o Patto Atlantico, le Nazioni Unite e tutte le organizzazioni internazionali a cui l’Italia aderisce.

Il rapporto con le sovrastrutture sovranazionali si configura come una partecipazione alla realizzazione del bene comune da parte di istituzioni complementari e di indirizzo generale, non invasive e impositive, qual è invece oggi l’Unione Europea.

È vitale abbattere drasticamente i costi dello Stato eliminando tutte le sovrastrutture onerose, farraginose e inefficienti, fonte di corruzione e di arbitrio quali Regioni, Province, Partecipate, Municipalizzate.

Nell’ambito della riforma del potere legislativo va abolito il bicameralismo perfetto eliminando il Senato in via definitiva, sia per l’assurdità del doppio e identico passaggio legislativo della medesima legge sia per l’imperativo di ridurre drasticamente i costi dello Stato.

L’attività del capo dello Stato, che sarà al contempo capo del Governo, potrà svolgersi nella sede attuale della Presidenza del Consiglio, Palazzo Chigi, che è adeguata anche dal punto di vista istituzionale essendo ubicata nella struttura attigua alla Camera dei Deputati, Palazzo Montecitorio, che diventerà la sede del Parlamento monocamerale.

In tal modo si potrà liberare la sede del Quirinale che ha 1200 stanze e eliminare il costo stratosferico di 224 milioni di euro (dato del 2018) di cui la metà sono stipendi di 765 dipendenti, quasi sette volte il costo di Buckingham Palace, sede della Regina d’Inghilterra, e il doppio del costo della Casa Bianca, sede del Presidente degli Stati Uniti d’America. Il Quirinale potrà diventare il «Museo d’Italia», degno del nostro Paese che ha il patrimonio culturale più cospicuo dell’umanità, trasformandosi dalla causa di un indebitamento esorbitante e una vergogna nazionale in una straordinaria fonte di ricchezza e di orgoglio nazionale.

Un nuovo modello di democrazia: «L’Italia Presidenziale» e il «Parlamento dei Sindaci»

Il nuovo modello di democrazia da me proposto è basato sulla centralità e unicità delle elezioni comunali, che sono l’unico ambito politico dove c’è un rapporto fiduciario reale, continuativo, controllabile e revocabile tra gli elettori e gli eletti. L’Italia ha 8 mila Comuni di cui 6 mila hanno meno di 5 mila abitanti. Ed è proprio nei piccoli Comuni che i cittadini conoscono personalmente, condividono la quotidianità e partecipano le scelte dei Sindaci.

Per essere all’altezza del loro incarico i Sindaci devono avere la fedina penale immacolata e una comprovata credibilità sociale, avere una laurea, superare un esame che attesti la loro capacità ad amministrare una comunità e lo sviluppo del territorio, avere un’esperienza lavorativa di successo.

I Sindaci scelgono tra i Sindaci di tutt’Italia i 400 membri del «Parlamento d’Italia» monocamerale. I Sindaci eletti nel «Parlamento Italiano» rinunciano alla carica di Sindaco, acquisiscono in via esclusiva la carica di «Parlamentare italiano» e vengono sostituiti dal vice-Sindaco. Il «Parlamento dei Sindaci» rappresenterà la massima espressione della sovranità nazionale rappresentando nel modo più genuino l’insieme delle scelte del popolo italiano espresse attraverso il voto di preferenza, così come come sarà la realtà legislativa in assoluto migliore essendo formata da chi ha saputo amministrare meglio il proprio Comune e ha saputo conquistare la fiducia per promuovere il bene dell’Italia a livello nazionale.

Il Parlamento monocamerale sceglie tramite elezione il «Presidente della Repubblica», che acquisisce il potere esecutivo e presiede il Governo nazionale. Viene eliminata la carica di «Presidente del Consiglio». Il Presidente e i Ministri devono avere le competenze specifiche necessarie per adempiere al meglio alla propria funzione.

È vitale garantire la democrazia sostanziale, incentrata sul rapporto fiduciario tra gli elettori e gli eletti tramite il voto di preferenza, e soprattutto la «governabilità» dello Stato in un contesto in cui l’enfasi sulla «rappresentatività» ha consentito lo strapotere della partitocrazia e ha reso ingovernabile l’Italia.

Più in generale bisogna porre fine allo strapotere dello Stato, della burocrazia, della partitocrazia e della magistrocrazia, ampliando lo spazio della partecipazione alla gestione della sfera pubblica ai cittadini attraverso le molteplici istituzioni che rappresentano la società reale e affermando il primato della meritocrazia.

Per conseguire un nuovo modello di Stato e un nuovo modello di democrazia, è indispensabile elaborare una nuova Costituzione. Ritengo che nell’articolo 1 della nuova Costituzione l’Italia debba essere concepita come una Repubblica fondata sulla centralità dei cittadini italiani concepiti come persone depositarie dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà; sulla famiglia naturale come fulcro della costruzione sociale e della rigenerazione della vita; sulla comunità locale come fondamento dell’amministrazione e dello sviluppo del territorio con lo Stato che sovrintende alla strategia generale; sull’economia reale che produce beni e servizi, le cui linee generali sono definite dallo Stato titolare dell’emissione della moneta, affidandone la gestione agli imprenditori locali e nazionali italiani; sul riconoscimento della verità storica delle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe della civiltà italiana laica e liberale; sul fine di assicurare l’interesse supremo dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano e il bene primario dei cittadini italiani per salvaguardare il legittimo diritto ad essere pienamente noi stessi all’interno della nostra «casa comune».

Conclusione: o riscattiamo l’Italia sovrana o saremo sottomessi al Nuovo Ordine Mondiale

Noi italiani ci troviamo di fronte a un bivio che c’impone una scelta storica: o ci rassegniamo alla strategia che non esito a definire «criminale» che sta trasformando l’Italia ricca in italiani poveri, accettando la perdita totale della nostra sovranità per confluire negli Stati Uniti d’Europa e in prospettiva essere sottomessi al Governo mondiale dei poteri imprenditoriali e finanziari forti, il Nuovo Ordine Mondiale; oppure promuoviamo il riscatto della nostra sovranità monetaria, legislativa, giudiziaria e nazionale affrancandoci sia da questa Unione Europea assoggettata a banchieri e burocrati sia da questa globalizzazione appiattita sulla sola dimensione materiale della modernità.

Salviamo i tanti piccoli che fanno grande l’Italia, perché la realtà storica, sociale e economica conferma che in Italia piccolo è bello, buono e di successo. Quindi salviamo i piccoli imprenditori, i piccoli comuni, la famiglia naturale, i valori tradizionali, il patrimonio ambientale e culturale. E’ la scelta del localismo che si fortifica coalizzandosi in reti omogenee, favorendo la creatività che si traduce in qualità ed eccellenza e assicurando la solidità per essere competitivi sulla scena internazionale, che consentirà all’Italia di poter riemergere nel globalismo senz’anima, sottomesso agli interessi materiali dei poteri imprenditoriali e finanziari forti che a livello mondiale che producono sempre di più al minor costo possibile, anteponendo la quantità sulla qualità.

Il nuovo modello di Stato e di democrazia mettono al centro la qualità della vita che soddisfa intimamente consentendo a ciascuno di noi di sentirsi realizzato a casa propria e in seno ai propri cari, rispetto alla vita parametrata dalla quantità di beni e servizi che si producono a prescindere dall’impatto sulla nostra umanità nel nostro vissuto e nella nostra quotidianità.

In parallelo riformiamo eticamente le istituzioni dello Stato affinché lo Stato sia effettivamente al servizio dei cittadini e non più i cittadini asserviti allo Stato; consolidiamo le Forze dell’ordine e le Forze armate che sono i garanti della salvaguardia dell’Italia indipendente e sovrana, dello Stato di diritto e della democrazia sostanziale.

«Insieme ce la faremo» è l’appello alla mobilitazione nazionale per riscattare i nostri diritti inalienabili alla vita, alla dignità e alla libertà, chiarendo che la persona, la famiglia naturale, la comunità locale, le regole fondanti della civile convivenza, l’economia reale che produce beni e servizi, il bene primario degli italiani e l’interesse supremo dell’Italia vengono prima della moneta, delle banche, dei mercati, del profitto, del debito e del Pil.

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

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