Cari amici grazie per la partecipazione al mio Corso di Formazione culturale. Nel contesto di una crisi epocale stiamo insieme per acquisire e diffondere le idee, i valori e la prospettiva che possano tradursi nel riscatto della sovranità nazionale dell’Italia, nel miglioramento della qualità di vita degli italiani, nella rinascita della nostra civiltà laica e liberale dalle radici ebraico-cristiane, greco-romane, umaniste e illuministe.

La formazione culturale e la mobilitazione civile sostanziano la realtà di chi cristianamente viene concepito come un «testimone». Il testimone è colui che opera coerentemente con ciò che dice e con ciò in cui crede. Il legame organico tra la verità che si afferma, i valori propri di una fede o di una causa, le opere buone che costruiscono un’alternativa migliore, rendono il testimone un faro che illumina il percorso e indica la rotta per conseguire il traguardo ambito, un punto di riferimento che corrisponde alla certezza di chi siamo nell’integralità della nostra esistenza.

Il corso di formazione culturale è una scuola comunemente intesa, ambito educativo dove si acquisiscono la conoscenza e le regole della civile convivenza; è una scuola di vita, ambito dove ci si consolida dentro aderendo ai valori della nostra fede e della nostra civiltà; è una scuola politica nel senso nobile di condivisione e amministrazione del bene primario del popolo italiano e dell’interesse supremo dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano. Ma non è una scuola di partito perché non si colloca nella logica e nella finalità dei partiti, ovvero la legittima raccolta e crescita del consenso per acquisire spazi in seno al potere politico e potere in definitiva amministrare le istituzioni pubbliche.

Ci troviamo di fronte a un bivio epocale tra la prospettiva globalista del Nuovo Ordine Mondiale e la prospettiva sovranista della salvaguardia dell’Italia come Stato nazionale indipendente e sovrano.

La nostra missione è promuovere l’Italia che metta al centro la persona come depositaria dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà;

la famiglia naturale che è il fulcro del sistema sociale e della rigenerazione della vita che garantisce la sopravvivenza della popolazione;

la comunità locale che costituisce il riferimento primario dell’identità collettiva, della socializzazione, dell’amministrazione e dello sviluppo del territorio;

l’economia reale affidata all’intraprendenza dei micro, piccoli e medi imprenditori locali, supportata da una moneta che parametra il valore dei beni e dei servizi che si producono;

la nostra civiltà fondata sui valori, le regole e leggi che sostanziano l’essenza della nostra comune umanità;

uno Stato sovrano sul piano monetario, legislativo, giudiziario, alimentare, energetico e informatico, dotato di Forze Armate e di Forze dell’Ordine adeguate a difendere lo spazio terrestre, marittimo e aereo nazionale e a salvaguardare la vita e i beni dei cittadini;

una amministrazione statale snella che integra e coordina le strutture delle comunità locali, tagliando drasticamente i costi della burocrazia statale elefantiaca, inefficace e corrotta, eliminando le strutture parassitarie, richiedendo una sola tassa per la solidarietà nazionale da imporsi sugli introiti effettivi, interferendo il meno possibile nella vita dei cittadini;

una prospettiva che faccia dell’Italia il Paese numero 1 al Mondo per la qualità della vita, valorizzando i nostri ineguagliabili, inestimabili e non clonabili patrimoni ambientale, culturale e umano, con uno sviluppo che s’incentri sulla produzione d’eccellenza e non sulla crescita costi quel che costi del Pil (Prodotto Interno Lordo) per produrre il più possibile al minor costo possibile.

Se dovessimo fallire in questa missione l’Italia cesserà di essere uno Stato nazionale sovrano, gli italiani scompariranno come popolazione a causa del fatto che abbiamo tra i più bassi tassi di natalità al mondo, finirà conseguentemente la nostra civiltà. Finiremo per essere fagocitati dal Nuovo Ordine Mondiale assoggettato alla grande finanza speculativa globalizzata, trainato dal regime capital-comunista della Cina; così come finiremo per essere sottomessi sul piano religioso e valoriale all’islam che sta rapidamente colmando un vuoto prodotto dalla «dittatura del relativismo» che ha prevalso in Occidente.

La pandemia di Covid-19 ha evidenziato la sconvolgente realtà della valanga di disinformazione o informazione pilotata che ha sommerso la capacità di intendere e di volere dei cittadini, perché la mole delle notizie, in gran parte verosimili ma false o insignificanti, è tale che la persona è umanamente impossibilitata a discernere, selezionare, valutare, decidere.

La disinformazione porta al disorientamento, le persone non hanno più dei punti di riferimento che corrispondano alle certezze, viene meno il concetto stesso di verità intesa come la corretta rappresentazione della realtà, si concepisce come vero tutto e il contrario di tutto.

Il disorientamento provoca la paura, manifestazione del vuoto interiore e dell’estrema fragilità personale, che ci porta a subire e non reagire alla minaccia.

La paura conduce alla rassegnazione, ci auto-convinciamo che «ormai non c’è più nulla da fare», sopravviviamo fisicamente ma rinunciando alla nostra dignità e alla nostra libertà, ma soprattutto tradiamo i nostri figli abbandonandoli al disumano destino di schiavi della materialità della dittatura finanziaria e di schiavi di Allah e di Maometto della dittatura islamica.

La rassegnazione si traduce nella nostra morte interiore, che è la morte peggiore, perché subiamo inerti una guerra di natura finanziaria, globalista, relativista e ci arrendiamo senza combattere.

La rassegnazione culmina nella sottomissione ai nostri nemici dentro casa nostra, rinunciando ad essere pienamente noi stessi dentro casa nostra, una casa nostra che di fatto non la concepiamo più tale, avendola trasformata in una terra di tutti e di nessuno, dove chiunque può entrare, uscire, scorrazzare a piacimento.

Così come l’Impero Romano d’Occidente finì nel 476 non per la forza dei barbari ma per la fragilità intrinseca dei romani, oggi noi rischiamo di finire come Stato nazionale, di estinguerci come popolazione e di morire come civiltà non tanto per lo strapotere della grande finanza speculativa globalizzata e della Cina capital-comunista, non tanto per l’arbitrio, l’arroganza e la violenza dell’islam, ma per l’intrinseca fragilità dell’Italia e degli italiani.

La nostra battaglia più importante è pertanto sul fronte culturale e civile, perché la nostra missione è di fortificarci dentro per colmare il vuoto che sostanzia la nostra fragilità. Dobbiamo acquisire e diffondere i fatti e i dati che rappresentano correttamente la realtà, recuperare i valori che sostanziano la nostra fede, le nostre radici, la nostra tradizione e l’essenza della nostra umanità, individuare la prospettiva che si traduca nel riscatto della sovranità nazionale dell’Italia, nel miglioramento della qualità di vita degli italiani, nella rinascita della nostra civiltà.

Per contro dobbiamo liberarci dalla malattia cronica e suicida della denuncia fine a stessa, la «denuncite» è la più grave pandemia che ha colpito l’Italia, l’Europa, l’Occidente e il Mondo, che ci porta a infierire contro il prossimo concepito come il colpevole di tutto ciò che non va. La denuncia fine a se stessa è un’espressione velleitaria e controproducente, è lo sfogatoio delle nostre frustrazioni che in un processo catartico ci fa sentire appagati senza che in realtà sia cambiato nulla.

Su un piano epistemologico, ossia della dottrina o della filosofia della conoscenza, è necessario rapportarsi alla realtà innanzitutto con lo strumento della ragione, per poter rappresentare la realtà correttamente sul piano oggettivo, assoluto e universale; poi dobbiamo disporre di una preparazione culturale per valutare adeguatamente la realtà sul piano critico nell’analisi dei contenuti; infine dobbiamo disporre di una più ampia visione della realtà per individuare la soluzione, la prospettiva, l’alternativa sul piano della proposta sostanzialmente diversa e qualitativamente migliore.

Per affrancarci dal disastro in cui versano le istituzioni pubbliche, per riscattare lo Stato nazionale indipendente e sovrano, per far rinascere la nostra civiltà precipitata nella decadenza, oggi serve una visione d’insieme organica e coerente che dà un senso compiuto alla vita, ciò che si ritrova nella filosofia e nella religione.

Lo scienziato può rappresentare in modo scientificamente corretto un segmento della realtà, ma non ha la visuale d’insieme che costituisce l’integralità della nostra esistenza. Io non sono uno scienziato, ma ho una conoscenza adeguata delle varie tematiche per delineare la prospettiva che ci consenta di salvaguardare la nostra Italia, la nostra vita, dignità e libertà. Sono consapevole che taluni aspetti di questa prospettiva si prestano a degli interrogativi e meritano un approfondimento tramite un confronto con gli esperti della materia.

Ma sono altrettanto consapevole che siamo in uno stato di massima allerta a causa di una guerra scatenata dalla grande finanza speculativa globalizzata che ha nella Cina capital-comunista la sua locomotiva trainante, che si avvale della dittatura relativista, globalista, immigrazionista, omosessualista, islamofila, mediatica e informatica, da circa un anno anche della dittatura sanitaria facendo leva sulla realtà della pandemia di Covid-19.

In guerra o si combatte per vincere o la si subisce comunque, finendo per essere sconfitti e sottomessi. La nostra casa comune brucia e la nostra civiltà sta morendo. Abbiamo l’obbligo di fortificarci dentro il più presto possibile e di agire per salvarci il più presto possibile. Lo facciamo illuminati da una proposta costruttiva e con la determinazione di chi rifiuta la sottomissione, non si rassegna alla sconfitta, vuole essere pienamente se stesso dentro la propria casa comune.

Deve essere chiaro che la mia proposta di alternativa per l’Italia e gli italiani è assolutamente pacifica e conforme con lo spirito della nostra Costituzione. Il mio percorso di Formazione culturale e di Mobilitazione civile è totalmente contrario al ricorso alla violenza. Solo attraverso la persuasione e l’adesione volontaria potrà aver successo la nostra missione.

Dobbiamo convincerci, far propria e impegnarci ad attenerci a una disciplina mentale che radichi in noi un pensiero e un comportamento di sano realismo, ricercando e accettando la realtà oggettiva, assoluta e universale; distinguendo la persona dalle sue idee, rispettando la persona pur criticando le sue idee; il prossimo va rispettato in quanto persona depositaria dei valori inalienabili della vita, dignità e libertà, esercitando il legittimo diritto di critica nei confronti delle idee, delle ideologie o delle religioni; coltivando ed esercitando sempre e comunque un approccio positivo e un comportamento costruttivo per individuare una prospettiva e realizzare una proposta alternativa sostanzialmente diversa e qualitativamente migliore.

«Insieme ce la faremo» significa che siamo tutti sulla stessa barca, compresi quelli che legittimamente la pensano in modo diverso, significa che o ci salviamo tutti o finiremo tutti per essere sconfitti, sottomessi, fagocitati dal Nuovo Ordine Mondiale.

Dobbiamo liberarci dalla violenza, aggressività, mancanza di rispetto nei confronti di chi non la pensa e non si comporta come noi. Possiamo legittimamente criticare le idee e il comportamento di chi pensa e opera in modo contrario all’interesse supremo dell’Italia e al bene primario degli italiani, senza però mai offendere e minacciare. Le persone vanne rispettate, le loro idee possono essere criticate.

In parallelo dobbiamo descrivere correttamente la realtà e indicare chiaramente la soluzione del problema o l’alternativa alla realtà odierna, facendo primeggiare un approccio positivo e una finalità costruttiva.

Il rifiuto categorico della violenza nel perseguimento dell’alternativa per l’Italia e gli italiani si fonda sulla consapevolezza che l’alternativa deve corrispondere alla cultura del rispetto e della tutela della vita.

Ma proprio perché deve prevalere la cultura della vita, proprio perché abbiamo il diritto e il dovere di difendere la nostra vita da chi ci minaccia, la cultura della vita non può tradursi nella sottomissione a chi usa deliberatamente la violenza per attentare e negarci la vita. Chi ha a cuore la salvaguardia della vita propria, dei propri figli, familiari, concittadini e connazionali che si conoscono e con cui si condivide una missione di vita, non può aderire all’ideologia del pacifismo che è pregiudizialmente contrario all’uso legittimo della forza da parte delle istituzioni dello Stato, le Forze Armate che salvaguardano la Nazione dalla violenza di nemici esterni e le Forze dell’Ordine che tutelano la vita e i beni dei cittadini dalla violenza di nemici interni. Questi pacifisti ideologizzati si sono dimostrati dei pacifinti, perché sono contrari alle guerre se a scatenarle sono gli Stati Uniti e Israele, ma giustificano e approvano la violenza arbitraria e brutale dei terroristi islamici se colpiscono gli Stati Uniti e Israele, così come sono silenti nei confronti del massacro dei cristiani e degli attentati perpetrati dai terroristi islamici in Europa e altrove nel mondo.

Ugualmente la cultura della vita comporta che abbiamo il diritto e il dovere di sanzionare adeguatamente chi attenta e ci priva della vita. Significa che non possiamo essere pregiudizialmente contrari alla pena di morte per chi deliberatamente uccide e distrugge la vita di persone innocenti, se la pena di morte dovesse essere approvata democraticamente e codificata dalle leggi dello Stato.

Se consideriamo legittima e indispensabile l’azione delle Forze Armate e delle Forze dell’ordine che necessariamente possono uccidere i nemici esterni ed interni che attentano e ci negano la vita, appare incongruente ritenere che si debba salvaguardare costi quel che costi la vita di singoli efferati criminali che hanno deliberatamente ucciso delle persone innocenti.

E qualora per coerenza concettuale si adottasse l’ideologia del pacifismo assoluto, condannando la pena di morte nei confronti di singoli efferati criminali, le morti di nemici esterni e interni da parte delle Forze Armate e delle Forze dell’ordine, il risultato sarebbe la fine dello stato di diritto, la fine della democrazia, la fine della civiltà fondata su valori e regole, con l’affermazione dell’arbitrio assoluto della giungla dove prevarrebbe la legge del più forte in termini di violenza e di potere dispotico.

L’obiettivo, sul piano personale è elevarci dalla condizione di «gregari», coloro che seguono ciecamente e applaudono incondizionatamente il leader coltivando l’illusione che il leader risolverà da solo tutti i nostri problemi, alla condizione di «protagonisti», coloro che si rimboccano le maniche e condividono in prima persona l’impegno per il successo della comune missione civile e etica.

Dobbiamo essere capaci di passare dalla mistificazione della realtà alla certezza della verità, dalla denuncia alla proposta, dalle parole ai fatti. I fatti sono la mobilitazione civile che ci consentirà di diffondere ed aggregare il maggior numero possibile di italiani per il successo della comune missione. La modalità operativa sarà determinata dalla qualità e dalla quantità dei protagonisti che sosterranno la nostra missione.

Deve essere chiaro che, pur nel rispetto delle persone e pur nella convinzione che siamo tutti sulla stessa barca, il motto «Insieme ce la faremo» non significa che dobbiamo diventare un calderone dove dentro c’è tutto e il contrario di tutti. Nella consapevolezza che stiamo subendo una guerra imposta dalla dittatura finanziaria, eurocratica, globalista, relativista, immigrazionista, omosessualista, mediatica, informatica e islamofila, e nella consapevolezza che siamo di fronte a un bivio epocale per cui o ci salviamo tutti o saremo tutti sottomessi al Nuovo Ordine Mondiale, il motto «Insieme ce la faremo» sottintende l’appello all’aggregazione e alla mobilitazione dei protagonisti consapevoli e determinati per il successo della nostra missione. Mai come oggi suonano profetiche le parole che sostanziano l’eredità spirituale di Paolo Borsellino: «È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola».

Noi amiamo l’Italia. Andiamo avanti a testa alta e con la schiena dritta, forti di verità e con il coraggio della libertà. Verità e libertà che ritroviamo nel passo del Vangelo di Giovanni che recita «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (8, 32). Un binomio indissolubile perché per pervenire alla verità dobbiamo essere spiriti liberi e perché la libertà priva della verità sarebbe velleitaria e fugace. Con l’aiuto del Signore insieme ce la faremo.

Magdi Cristiano Allam

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